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Google-Huawei, è rottura: sospesa licenza per Android

Google rompe con Huawei. Il gigante cinese della telefonia non avrà più accesso agli aggiornamenti di Android, con gli utenti che rischiano improvvisamente di non poter usare sui propri smartphone le applicazioni e i servizi della casa di Mountain View: da Gmail a YouTube, passando per Google Maps e Google Play. Ma, come in un effetto domino, tutti i principali fornitori Usa del gigante di Shenzhen lo hanno presto scaricato al pari di Google: niente più chip, microchip, modem e altre componenti tecnologiche arriveranno in Cina da big come Intel, Qualcomm e Broadcom.

È l’inevitabile conseguenza dell’editto di Donald Trump, la pubblicazione di quella Entity List che giorni fa ha di fatto messo al bando Huawei e altre società tecnologiche cinesi per motivi di sicurezza nazionale. Perché l’accusa nemmeno tanto velata è quella di un forte rischio di spionaggio da parte di Pechino attraverso le sue aziende hi-tech.

Queste ultime sono quindi finite nella lista nera con cui l’amministrazione statunitense indica ai fornitori americani di componenti o di servizi le entità con cui è vietato fare affari, salvo autorizzazione governativa. Praticamente impossibile per Google e gli altri ignorare la linea dettata dalla Casa Bianca. E le Borse mondiali non l’hanno presa bene, in calo dall’Europa a New York sotto il peso dei titoli tecnologici. Per Huawei è un colpo durissimo.

La decisone di Google potrebbe aver azionato quello che qualcuno a Wall Street chiama ‘kill switch’: è l’interruttore sulle ambizioni globali del colosso cinese che si spegne, mandando in fumo le aspirazioni di superare entro il 2020 Samsung come primo produttore mondiale di smartphone. Ma allontanando soprattutto il sogno di Huawei di diventare protagonista assoluta su scala mondiale nello sviluppo delle reti di nuova generazione 5G.

Donald Trump per mesi ha fatto un pressing spietato sugli alleati perché non imbarcassero Huawei per la realizzazione delle reti superveloci. Ma la frustrazione di fronte alle resistenze di Paesi come Regno Unito, Germania e Italia è tale che il tycoon ha deciso di cambiare strategia: attaccare direttamente Huawei con l’obiettivo di danneggiarla e indebolirla sulla scena internazionale, rendendola così meno appetibile per tutti. E la rottura con Google va in questa direzione.

Huawei per i telefoni venduti fuori dalla Cina puntava moltissimo su Android, avendo per anni contribuito allo sviluppo e al rafforzamento del sistema operativo di Google. E dai fornitori Usa come Intel o Qualcomm ogni anno acquistava componenti per 11 miliardi di dollari. Ora dovrà correre ai ripari e attivare quel piano B a cui già da tempo il gigante cinese sta lavorando, presagendo il peggio. Lo deve fare soprattutto prima che scatti entro l’anno il nuovo sistema operativo di Mountain View, Android Q, per evitare che chi ha un telefono Huawei non si trovi all’improvviso senza applicazioni funzionanti.

Non sarà facile, nonostante le rassicurazioni ai milioni di utenti. Mentre l’ira di Pechino non si è fatta attendere, con il ministero degli Esteri che ha fatto sapere che sosterrà con forza tutte le azioni legali intraprese da Huawei e che si batterà con determinazione contro chi intende minare gli interessi nazionali cinesi. Un’escalation nei toni, dunque, che rende ancor più complicata la partita sui dazi tra Washington e Pechino, con il pericolo che lo scontro tra le due superpotenze possa oramai degenerare ben oltre le dispute commerciali.

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