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CAVALLETTE FLAGELLANO IL NUORESE, ALLARME COLDIRETTI

A milioni le cavallette stanno devastando le campagne del Nuorese, mentre a Bologna sciami di api hanno invaso il centro della città. Non sono comunque fenomeni che stupiscono gli esperti: «gli animali hanno i loro ritmi di attività e la stagione si sta risvegliando dopo un maggio freddo», osserva Pierfilippo Cerretti, docente di Zoologia sistematica dell’Università Sapienza di Roma. «Si tratta di fenomeni legati al modo in cui gli animali si sono adattati a rispondere a certe condizioni ambientali». In Sardegna le cavallette hanno invaso le zone di Ottana, Iscras e Bolotana e in particolar modo Orani: località purtroppo non nuove a questa invasione, che 16 anni fa le aveva attraversate, distruggendo completamente colture di foraggio, cereali e ortaggi. «È un classico fenomeno ciclico – rileva Cerretti – perché periodicamente possono verificarsi situazioni che innescano fenomeni ormonali». Per l’agronomo Lorenzo Bazzana, della Coldiretti, c’è da considerare che fenomeni simili sono «da collegare, molto spesso, anche all’abbandono dei campi. Il fatto che i terreni non vengano lavorati – spiega – favorisce la deposizione delle uova in modo massiccio e queste sfociano poi in improvvise presenze di grandissime quantità di cavallette». Le uova, deposte in piccole buche nel terreno durante l’autunno, cominciano a schiudersi nel periodo compreso tra la fine di maggio e la fine di luglio. Una volta raggiunto lo stadio adulto, le cavallette sono pronte a spostarsi in volo. Diventano in questo modo una minaccia per qualsiasi coltura: «le cavallette sono insetti polifagi, vale a dire – spiega Bazzana, che si nutrono di cibi diversi e per questo danneggiano ogni tipo di coltivazione. In ogni caso il raccolto va irrimediabilmente perduto». L’unica contromisura possibile, rileva l’esperto, «è la presenza dell’uomo, che con la coltivazione dei terreni costituisce un deterrente». A Bologna le api avevano costruito i loro alveari nel sottotetto della famosa biblioteca dell’Archiginnasio, vicino Piazza Maggiore, nel pieno centro. Nemmeno questo fenomeno è nuovo perché «in città le api hanno ritmi di attività diversi a seconda delle specie», osserva Cerretti. Inoltre «gli alveari si spostano a seconda delle esigenze e, spostandosi in cerca di nutrimento, possano occasionalmente ‘fare tappà in città». Per risolvere la situazione a Bologna è stato determinante l’intervento degli apicoltori della Coldiretti che, con l’aiuto indispensabile dei Vigili del Fuoco, hanno provveduto a recuperare le api, collocandole in un’arnia. La loro nuova ‘casà adesso sarà un apiario. Protagonisti dell’intervento l’apicoltore Matteo Lorenzini che, assieme al padre Maurizio ha operato a un’altezza di 20 metri, proprio sotto al tetto dello storico palazzo dell’Archiginnasio, antica sede dell’Università di Bologna. Di fronte a questi episodi il consiglio – conclude la Coldiretti – è quello di non improvvisare e di rivolgersi a personale esperto che sa come trattare questi preziosi insetti.

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