| categoria: Roma e Lazio

Tre indagati per l’esplosione di Rocca di Papa

La tragedia di Rocca di Papa ha importanti risvolti giudiziari e di ordine pubblico, tre indagati e 42 cittadini bisognosi di assistenza dopo l’esplosione provocata da una fuga di gas che ha interdetto tutto il corso principale, privandoli delle loro abitazioni che sono state evacuate per motivi di sicurezza. Dalla perforazione uella compiuta dai tre operai della ditta del frusinate TecnoGeo è nato tutto, indagati per disastro colposo e lesioni colpose gravi il titolare e suo fratello insieme al geologo di uno studio romano incaricato dal Comune di redigere il progetto. In tutto sono più di 100 gli sfollati, compresi i tanti commercianti della strada centrale della cittadina ai Castelli.

Difficile se non impossibile pensare al momento che lo storico palazzo del corso possa tornare a ospitare il Comune. «Stiamo valutando delle soluzioni alternative per il futuro come un immobile di nostra proprietà che era il vecchio Comune spiega l’assessore ai Lavori pubblico Gianluca Zitelli in via Enrico Ferri, c’è poi una struttura in piazza della Repubblica dove purtroppo pende un contenzioso e pure lì potremmo prevedere un eventuale appoggio però serve un aiuto sovra comunale anche perché l’amministrazione non ha un quadro economico positivo con diversi debiti a Bilancio». Per quanto riguarda i feriti che in tutto sono stati 16 di cui 5 gravi ieri è stata operata al Bambino Gesù la piccola colpita da diverse schegge al volto e alla testa. Prognosi riservata, invece, per il sindaco Emanuele Crestini, ricoverato all’ospedale Sant’Eugenio con ustioni sul 34 per cento del corpo e per il delegato cittadino Vincenzo Eleuteri anche lui ricoverato al centro grandi ustioni del Sant’Eugenio.
Negligenza, errore umano, mancato allarme. Potrebbero finire già oggi sul registro degli indagati i tre operai che ieri mattina avevano iniziato i carotaggi sulla pavimentazione di corso Costituente a Rocca di Papa. Almeno due persone, sentite poi dai carabinieri, che abitano nei palazzi di fronte al Comune, li avrebbero visti bucare la conduttura e scappare via.

Non a caso i tre, tutti italiani e impiegati in una ditta molisana a cui aveva fatto ricorso la TecnoGeo per eseguire i carotaggi del terreno, sono stati rintracciati dopo diverse ore dalla deflagrazione dai militari della compagnia di Frascati a 150 chilometri dal piccolo comune dei Castelli: avevano quasi raggiunto Isernia. Che si fossero dati alla fuga dopo aver compreso il danno recato alla conduttura del gas? È questa una delle principali domande che si è posto il procuratore capo di Velletri, Francesco Prete. Ieri sera sono stati ascoltati per ore dal pm Giuseppe Travaglini insieme al responsabile della TecnoGeo con sede a Monte San Giovanni Campano in provincia di Frosinone nella caserma del nucleo operativo dell’Arma di Grottaferrata. Gli investigatori hanno messo sotto sequestro le loro apparecchiature. Dalle prime ricostruzioni compiute dagli inquirenti sulla dinamica della deflagrazione, i tre operai avevano da poco bucato il terreno con una trivella, intaccando la conduttura di metano.
A quel punto però, piuttosto che dare l’allarme, sembra che abbiano ricoperto il foro con uno straccio e siano scappati senza dare l’allarme. Tant’è vero che il metano si è propagato lungo la cavità fuoriuscendo in strada per diversi minuti prima dell’esplosione. Dal momento in cui i tre uomini sono stati visti allontanarsi dal piccolo cantiere fino alla deflagrazione sono passati almeno 40 minuti.

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