| categoria: editoriale

Se non possiamo fidarci neanche dei giudici siamo rovinati

Adesso è chiaro, non possiamo più fidarci nemmeno dei giudici, scopriamo che il concetto di giustizia è astratto, che la realtà è diversa, che i giudici non sono al di sopra delle parti, che i processi vengono gestiti in base a interessi inconfessabili che la commistione magistratura-politica non è storia romanzata ma cronaca, che scoperchiato il vaso di Pandora viene alla luce un quadro agghiacciante. Quello che i media raccontano in questi giorni sconvolge tutti, non siamo più sicuri, il nostro processo può non finire mai o essere manipolato, la mia sentenza è un optional nelle mani di qualcuno, nulla a che vedere con la imparzialità sancita dalla legge. Si poteva pensare che la giustizia italiana fosse confusa, cialtrona, sciatta, trasandata. Oggi ci si può convincere che è un mare pericoloso dove affogare è facile. Il senso di insicurezza generale che danno le inchieste di questi giorni è il peggior danno che la magistratura italiana poteva fare al paese. Nessuno può sentirsi sicuro e nessuno può più essere sicuro, a ragione, che questo o quel processo eccellente si sia concluso in modo regolare. Quanti colpevoli sono sfuggiti alla condanna e quanti innocenti sono finiti nei guai? Terribile, è proprio terribile. E ancora più terribile è che i protagonisti di queste storiacce non diano segni di rendersi conto di quello che hanno fatto. L’arroganza del potere, della casta fa sembrare tutto così naturale. Aggiustare le cause, corrompere e farsi corrompere per essere più forti, più potenti, per avere privilegi. Certo, ci sono tanti magistrati onesti, ma come lo capiamo, c’è un bollino blu sul biglietto da visita? Il Csm, organo supremo ha vigilato? Come e quando? E il presidente di questo organo di autogoverno e di controllo, nel caso specifico Mattarella, può in tutta coscienza di essere stato all’oscuro di tutto. Perché scattino quel tipo di intercettazioni(e qui si apre un altro capitolo di polemiche che in questo contesto è bene tener fuori) ci deve essere qualcosa di più di un forte sospetto, è in gioco la credibilità e la sicurezza dello Stato democratico. E questo sistema illecito di gestione del potere non è certo cosa di giorni o di settimane, si perde nel tempo. Ci si chiede perché i protagonisti di questa squallida vicenda non siano stati messi in condizione di non nuocere, non siano stati arrestati, espulsi, allontanati, e possano ancora parlare….? Infine ancora una riflessione amara. Dicono quelli che sanno scavare a fondo in questo verminaio che l’oggetto della trattativa condotta in un albergo a due passi dalla sede del Csm fosse il controllo del palazzo di giustizia capitolino. Le intercettazioni portano a dubbi, a inquietanti interrogativi sul passato recente, sulle condanne e sui processi giocati sulla ruota di Roma negli ultimi anni. La gestione appena conclusa è stata lodata, apprezzata, ma ha lasciato una lunga scia di ombre. Ci è sfuggito qualcosa di importante? Qualche testa di troppo è stata salvata, qualche altra sacrificata? In conclusione, di chi possiamo fidarci ora?

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