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Salute mentale, diritto di cura dimezzato per i pazienti

Analisi Siep, i Dipartimenti sono in grado di fornire solo il 55% dell’assistenza

Diritto di cura dimezzato per le persone con disturbi psichiatrici. Rispetto al bisogno di psicoterapia e riabilitazione, i Dipartimenti di salute mentale presenti sul territorio sono in grado di fornire solo il 55% dell’assistenza necessaria. E’ quanto emerge dai risultati di un’analisi che sarà illustrata dalla Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica (Siep) il 26 giugno, nel corso dell’audizione in Commissione Affari Sociali della Camera.
“Carenza di personale, unita a difficoltà organizzative – commenta il presidente Siep Fabrizio Starace, componente del Consiglio Superiore di Sanità (Css) – fanno sì che il disagio psichico spesso non trovi la giusta capacità di risposta da parte dei servizi”.
Dalla depressione grave alla schizofrenia, dalle psicosi al bipolarismo, a soffrire di gravi disturbi psichiatrici, a seconda delle stime, sono alcuni milioni di persone in Italia.
Di queste, oltre 800.000 sono in cura presso i Dipartimenti di salute Mentale delle Aziende Sanitarie locali.

Tra consulenza, cura e presa in carico, il loro fabbisogno di assistenza al mese è pari a oltre un milione e 200mila ore. Sulla base del Rapporto sulla Salute Mentale del Ministero Salute (la cui versione aggiornata è attesa per il 26 giugno), l’analisi della Siep ha calcolato che, a essere effettivamente impegnati nelle attività territoriali erano 4.696 medici psichiatri e 1.058 psicologi, per una capacità assistenziale al mese di 677.580 ore, a fronte delle circa 1,2 milioni necessarie. “L’analisi evidenzia – sottolinea Starace – che i dipartimenti sono in grado di rispondere correttamente a solo il 55% del fabbisogno stimato”. E questo “pone seri interrogativi circa la reale possibilità di erogare cure di qualità, in linea con le raccomandazioni”. La riduzione di psicologi e psichiatri osservata negli ultimi anni, “dovuta al blocco del turn over e alla carenza di medici specialisti, ha determinato una riduzione sempre maggiore della capacità di presa in carico da parte dei servizi pubblici, con il conseguente aumento di utenza nelle strutture e specialisti privati”. Il tutto, conclude l’esperto, “senza considerare i milioni di persone che, ai servizi di salute mentale, non arrivano neppure a rivolgersi”. (ANSA).

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