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SALVINI INSISTE, GIÙ TASSE DA 2020. PRONTI A SCONTRO UE

Il 2020 dovrà essere l’anno del taglio delle tasse. Almeno per quel ceto medio che più avrebbe sofferto la crisi e per il quale, finora, si è fatto molto poco. Appena scongiurata la procedura di infrazione, Matteo Salvini torna a insistere sulla necessità di ridurre la tassazione, costasse anche un nuovo braccio di ferro con Bruxelles. Ma non tutti, nell’esecutivo, sono sulla stessa linea e si stanno studiando anche percorsi meno onerosi della flat tax, ad esempio rispolverando il progetto di riduzione delle aliquote Irpef da 5 a 3, come proposto già lo scorso autunno dal M5S. «Dall’anno prossimo faremo un forte taglio delle tasse, preparatevi a un bello scontro con l’Europa» annuncia il leader della Lega, sottolineando che «se troveremo un accordo lo faremo con il sorriso se no…lo faremo lo stesso». Visti gli impegni presi dal Conte e Tria con la Commissione, però, sarà difficile che la riforma fiscale si possa finanziare in deficit. Nella lettera che ha sancito la pace con Bruxelles, il governo si impegna infatti a mantenere i conti sotto controllo anche il prossimo anno e lo stesso Tria ha ammesso in Parlamento che uno sforzo strutturale, anche se minimo, si dovrà fare ancora. Un impegno che mal si concilia con i progetti di flat tax che la Lega ha elaborato negli ultimi mesi, senza mai, ancora, scoprire davvero le sue carte. Lo stesso Salvini indicava una proposta da almeno 10-15 miliardi che porterebbero il conto della prossima manovra attorno ai 40 miliardi. È vero che anche il 2020 beneficerà del miglioramento della finanza pubblica appena registrato con l’assestamento di bilancio e garantito con il decreto ‘salva-contì, che congela preventivamente 1,5 miliardi di spese dei ministeri in attesa di verificare gli effettivi risparmi per reddito di cittadinanza e quota 100. È possibile peraltro che i fondi non spesi per le due misure di bandiera a fine anno siano ben più cospicui, almeno sui 3 miliardi. Così come potrebbe andare ancora meglio il recupero dell’Iva grazie alla fatturazione elettronica (per altri 2 miliardi). Il governo potrebbe decidere di utilizzare queste risorse aggiuntive per abbassare ulteriormente deficit e debito del 2019, scendendo anche sotto il 2%, oppure di portarsi questo ‘tesorettò nel 2020 come dote per la manovra. Questi 5-6 miliardi si aggiungerebbero a circa 10 miliardi frutto del buon andamento dei conti, tra maggiori entrate e minori spese, comprese quelle per interessi che potrebbero scendere di due miliardi se lo spread rimanesse sui 200 punti. Ma si resterebbe ancora molto lontani dalla cifra necessaria a coprire anche solo gli aumenti da 23 miliardi dell’Iva, che scatteranno in automatico da gennaio senza misure alternative. Tria ha promesso spending review e la tanto annunciata, e mai realizzata, revisione delle tax expenditures ma è molto complicato ottenere risultati a breve. Senza contare che l’operazione potrebbe intrecciarsi con il riordino degli aiuti alla famiglia per arrivare all’assegno unico chiesto dal ministro Lorenzo Fontana. Al Tesoro per il momento, come ha ricordato anche Tria, non si è ancora entrati nella fase decisionale, ma si stanno valutando le varie soluzioni. Tra queste si riaffaccia il progetto di semplificazione del sistema fiscale, riducendo a tre le aliquote Irpef, con un costo che si aggirerebbe, secondo i proponenti, attorno ai 3-4 miliardi. Anche la Lega starebbe comunque rivedendo la sua flat tax, rispetto al piano di un taglio al 15% per i redditi familiari fino a 50-60mila euro. Ci sarebbe anche chi guarda alla vecchia idea di ridurre il primo scaglione, quello al 23%. Ma per ogni punto di riduzione servirebbe una copertura di oltre 3 miliardi

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