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ACCORDO IN AFRICA, DIVENTERÀ UN’AREA DI LIBERO SCAMBIO

Giornata storica in Africa. In Niger tutti i paesi del continente, eccetto l’Eritrea, hanno sancito la nascita di una zona di libero scambio, che porterà alla progressiva sparizione dei dazi doganali. Per creare il più grande mercato del mondo. L’accordo generale, negoziato negli ultimi due anni, era stato firmato da 54 Paesi su 55, ma a Niamey è stata lanciata la «fase operativa»: ossia l’avvio di un’area commerciale destinata a creare un mercato unificato per 1,3 miliardi di persone e favorire lo sviluppo economico. L’accelerazione decisiva è arrivata grazie alla Nigeria, il paese africano più popoloso nonché la più grande economia, che nei giorni scorsi aveva annunciato che avrebbe sottoscritto il patto: una svolta importante, maturata con fatica dopo oltre un anno di consultazioni interne: molte realtà del paese, inclusi i sindacati, temevano che una maggiore integrazione avrebbe portato a una concorrenza sleale con i paesi più poveri. Invece il suo presidente Muhammadu Buhari, dal summit della capitale nigerina ha assicurato che «ci saranno grosse opportunità per tutti». Il primo passo dell’accordo (denominato Afcfta) sarà una riduzione delle tariffe per le merci provenienti dai paesi firmatari, anche se i tempi non sono stati ancora definiti. Al momento, l’interscambio interno in Africa è di appena il 16% tra beni e servizi, rispetto al 65% con i paesi europei, proprio a causa della giungla tariffaria. Con un’area di libero scambio, invece, l’Unione Africana stima che ci sarà un aumento dell’interscambio interno entro il 2022, e potenzialmente si svilupperà la più grande area di libero scambio del mondo, con 54 paesi coinvolti. Ad esclusione, per il momento, dell’Eritrea, che non ha partecipato ai negoziati a causa del conflitto con l’Etiopia. Ma adesso che i due paesi sono in pace, Asmara ha chiesto all’Ua di iniziare il negoziato per unirsi a tutti gli altri. L’Africa ha già diverse aree commerciali regionali più piccole, ma per arrivare ad un’effettiva area continentale di libero scambio ci sarà molto da fare: oltre alla restrizioni alle frontiere, che via via dovrebbero essere eliminate, bisognerà superare lo scoglio della mancanza di infrastrutture. E poi c’è il tema della sicurezza, considerando la crescente minaccia jihadista nel Sahel. Su questo fronte, ad esempio, Chad, Faso, Mali, Mauritania e Niger hanno sollecitato i partner dell’Ua a premere sull’Onu per fornire maggiore supporto alla lotta contro l’estremism

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