| categoria: Roma e Lazio

IL PUNTO/ Finirà che Virginia se la caverà ancora una volta

Paolo Dordit
Prevale una fredda cinica real politik. Finirà che Virginia Raggi, anche se praticamente scaricata dal Movimento, sopravviverà anche a questa crisi. E’ già successo, il canovaccio si ripete, arrivare fino al punto di rottura e poi fermarsi all’ultimo momento, dopo aver cavalcato l’indignazione collettiva. Il sindaco grillino non farà, insomma, la fine di Ignazio Marino, non ci sono le condizioni per un complotto risolutivo. Evidentemente i burattinai della politica hanno deciso che non è il momento, che non c’è urgenza di dare uno scossone alla capitale, che la capacità di sopportazione dei romani è enorme e sperimentata. E dunque avanti con manovre machiavelliche. Compromesso a denti stretti con Zingaretti ( fragile come lei ) chiarimento imbarazzante e imbarazzato con Palazzo Chigi, intervento di due ministri e un premier per congelare una situazione fin che serve. Alla fine vince lei, difesa (strumentalmente) perfino da Feltri, che pure vive tra Milano e Bergamo e a Roma in queste condizioni non sopravviverebbe una settimana. Non è l’emergenza rifiuti il problema della Raggi, è ancor prima la incapacità di governare, di trovare un dialogo con la città e con la popolazione, con le classi produttive, con la società civile. Di avere idee, strategie che non siano quelle romantiche del grillismo prima maniera. Inapplicabili. Pensare di ripulire Roma in una settimana era impensabile, pensare di venire a capo del puzzle inestricabile delle responsabilità con un colpo di bacchetta magica era utopia. Ma la capitale si sta svuotando, tra tre settimane la produzione di rifiuti sarà scesa a livelli gestibili e intanto qualche soluzione di emergenza sarà stata trovata.
Il problema finirà nel cassetto, a settembre se ne riparlerà con mente più serena e magari con un clima politico diverso. Niente ribaltone, dunque, niente commissario, il pressing mediatico ha ottenuto forse un risultato diverso da quello che qualcuno si aspettava. Salvini aspetta sulla riva del fiume di vedere passare il cadavere del suo nemico, la marcia su Roma sarà graduale. Il Pd è il primo partito della Capitale eppure oscilla, è diviso e combattuto, sa che una mossa sbagliata avrebbe effetti catastrofici per il partito. La sinistra, nel suo complesso appare velleitaria. Le forze politiche di centro destra non hanno la forza per una spallata, i grillini non possono permettersi grane aggiuntive, chi manovra i grandi interessi su Roma, chi suggerisce e ispira le mosse prende atto che la spallata alla Giunta Raggi non è riuscita e che bisogna procedere in altro modo. Magari aspettando tempi migliori. Non è detto che questa sia la soluzione migliore per Roma, la città non può aspettare altri due anni in queste condizioni di mal governo e il management grillino non sembra in grado di programmare onorevoli vie d’uscita. Quanto possiamo resistere in questa fase di stallo? La caduta di consenso nei confronti della Giunta Raggi è pesante, è verticale. Il malcontento serpeggia tra le fila della leadership grillina (vedi il caso Stefàno), ci si trascina in attesa che una soluzione piova dal cielo

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