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Devito vuol tornare in Campidoglio. Aula Giulio Cesare bloccata

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Marcello De Vito, presidente dell’Assemblea capitolina in carica dai domiciliari, appena appresa la decisione della Cassazione di rinviare al tribunale del Riesame le misure cautelari emesse a suo carico, avrebbe deciso di scrivere una lettera alla Prefettura per chiedere ufficialmente la revoca della sospensiva che per 180 giorni gli vieta di tornare ad occupare lo scranno più alto dell’Aula. È l’ulteriore segnale della battaglia che si traduce nella paralisi dei lavori del Consiglio comunale, da tre mesi di fatto senza una guida perché il presidente in carica non accetta di dimettersi nonostante l’arresto per corruzione in relazione all’inchiesta sullo stadio della Roma. Mentre i consiglieri M5S, una volta letti due pareri di Segretariato e Avvocatura sul rischio di possibili ricorsi, non vogliono votare un atto politicamente impegnativo come la revoca di De Vito dell’incarico. Per quell’atto politico mancato sono arrivate le dimissioni (in polemica con la maggioranza) del vicepresidente vicario Enrico Stefano — che ha motivato dicendosi «stufo di guidare l’Assemblea senza pieni poteri e margini di manovra» —. Al momento il reggente «a tempo» è il consigliere FdI Francesco Figliomeni che ha subito tentato di garantire l’efficienza dell’Aula. E la prossima settimana potrebbe essere quella giusta per l’investitura della grillina Sara Seccia considerato che, con l’assestamento di Bilancio da approvare entro il 31 luglio, non c’è tempo da perdere e la maggioranza vuole il sigillo del Movimento sui conti del Comune. Lo stallo, però, è evidente: senza la firma del presidente in carica gli atti prodotti non sono blindati, ma tutti a rischio ricorso. E, in più, il caso De Vito rischia di tornare in Aula a settembre, quando il Riesame uscirà con un nuovo provvedimento. Solo allora si avrà il quadro del corto circuito politico. Il rinvio della Cassazione va infatti a rinforzare le perplessità sulla revoca dei consiglieri grillini, mentre De Vito, espulso a tempo di record dal Movimento da Luigi Di Maio e trattato fin da subito come una «mela marcia», potrebbe riprendere possesso del suo scranno. Nel caso clamoroso di un ritorno, De vito potrebbe poi far scattare l’operazione rivincita: una maxi richiesta per risarcimento danni al M5S che lo aveva cacciato.

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