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DIETRO I FATTI/ Ballo, sballo, e non solo. Uno scenario da incubo

Giovanni Tagliapietra

Ballo, sballo e non solo. E’ il titolo di un mio libro scritto nel 1991 per una piccola casa editrice ( Riccardo Viola Editore) sulle stragi del sabato sera. Descriveva una realtà terribile – ogni weeek end decine di giovani si schiantavano correndo a velocità folle dopo una notte in discoteca – e suggeriva alcuni elementari accorgimenti per arginare un fenomeno che stava prendendo dimensioni nazionali inquietanti. Il libro conteneva cifre, una finestra sulle responsabilità, indicava la mappa delle aree a rischio. Era una inchiesta in qualche modo “tecnica”, non c’era alle spalle una indagine sociologica. Di quel che accadeva in quella Italia, dopo gli allegri anni Ottanta se ne parlava e scriveva giù troppo. Il lavoro ebbe un discreto successo,ma non portò gloria né servì ad approfondire ulteriormente il dibattito. Il battage di Radio Dimensione Suono e la presenza di Antonello Venditti alla presentazione assicurarono un minimo di interesse. La cosa finì lì. Sono passati quasi trent’anni da quelle note, gli scenari sono profondamente cambiati, naturalmente, e ci si trova di fronte a un quadro altrettanto e forse ancor più inquietante. L’Italia non è cresciuta, da questo punto di vista, la situazione è certamente peggiorata. Giovani e meno giovani muoiono come mosche sulle strade italiane, soprattutto di notte, e non solo nei week end. Oggi ci si interroga con angosciato stupore sulla notte dell’ultimo sabato, una dozzina di morti, quasi tutti giovani. Ci risiamo.Ma non è proprio così. La grandi discoteche delle folli estati al mare stanno lasciando il campo ad altro. I giovani si muovono in modo diverso, ancora più sciagurato, se possibile, di trent’anni fa. Oggi riscopriamo un’emergenza, ma ce l’avevamo sotto gli occhi, le cronache minori di questi anni sono un crescendo di morti violente a bordo di automobili più o meno veloci, tante, tantissime giovani vittime. Il ballo conta meno, lo sballo è sicuramente aumentato, ma ha radici e componenti diverse. All’epoca si diceva, fai l’alba in discoteca, hai bevuto, hai in testa tanti decibel di troppo, sei eccitato e confuso, convinto di poter fare tutto e di essere invicibile. E così sia. Oggi alla ricerca dell’eccesso, del superamento del limite si aggiunge altro, come un bisogno di stordirsi, di perdere il controllo, di uscire dal recinto di una realtà che comprime e non dà prospettive, speranze, futuro. Ed è soprattutto l’uso massivo di sostanze stupefacenti di ogni tipo mischiate ad alcool a provocare un mix esplosivo e letale per se e per gli altri. Fateci caso, le stragi non sono più solo il sabato sera e non coinvolgono più solo giovani scolvolti da una notte di follia : le vittime sono altre, sono innocenti e inconsapevoli di trovarsi nel posto sbagliato e nel momento sbagliato. Fateci caso, è cronaca di questi giorni ma basta scorrere i giornali a ritroso per ritrovarsi questi episodi con cadenza impressionante. La dinamica è la stessa, giovane o adulto che sia, molto spesso donna (è una variante, e fa impressione), chi guida è ubriaco e drogato, investe dei passanti senza neanche rendersene conto, falcia vita umane spesso senza neanche fermarsi. Consola il fatto che ci sia oggi il reato di omicidio stradale. Non credo. La situazione è fuori controllo, ma riportarla nei limiti è impresa difficilissima. Serve una strategia, servono filtri, servono risorse. Abbiamo abbassato la guardia e ne paghiamo le conseguenze.

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