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| categoria: politica

ARATA INFIAMMA SCONTRO 5S-LEGA. ORE CRUCIALI AUTONOMIA

Attacchi incrociati, minacce di crisi più o meno velate, il caso Siri-Arata a complicare ulteriormente una situazione già molto precaria. Il governo si avvia alla sua settimana cruciale sull’onda di uno scontro permanente tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Scontro che oggi si arricchisce di due ingredienti: il nuovo attacco frontale del leader della Lega al ministro Danilo Toninelli e l’offensiva, durissima, del capo politico M5S sull’onda delle nuove intercettazioni ambientali di Paolo Arata. Sullo sfondo un mercoledì da cerchiare in rosso: quel giorno il premier Giuseppe Conte parlerà sia alla Camera, sia al Senato sul caso dei fondi russi alla Lega, con Salvini che, finora, non ha risposto alla «chiamata» del presidente di Montecitorio Roberto Fico. A minacciare la fragilissima stabilità giallo-verde c’è anche il caso Arata e le nuove intercettazioni in cui si evincerebbe una complicata trama per nominare Armando Siri al governo e in qualche modo influenzare il ruolo di Di Maio. «È gravissimo. Se qualcuno, esterno al governo, ha provato a manipolare le scelte di governo, a controllare o sabotare l’azione del M5S, pretendo – e lo chiederò alla magistratura – la massima chiarezza», tuona Di Maio. E, anche sull’Autonomia, il leader M5S sceglie di non mandarle a dire. «La riforma va fatta, ma dobbiamo scriverla bene. Se qualcuno sta giocando a spaccare l’Italia o il governo, non lo permetteremo a nessuno», avverte il vicepremier. I nodi, sull’Autonomia, verranno al pettine con le riunioni ristrette – decisiva quella con i tecnici del Mef – convocate dal premier Giuseppe Conte a Palazzo Chigi domani pomeriggio. Premier che, in queste ore, non si sbottona sulle minacce di crisi o di ribaltone e, anzi, risponde alle polemiche convocando già per giovedì parti sociali e imprese sulla manovra. E rivendicando, così, il ruolo di premier davanti a Salvini. Il leader della Lega, nel frattempo, si tiene a distanza anche geografica da Roma. Pungola, attacca, avverte. Arriva a Rovezzano, teatro dell’incendio che ha messo in tilt le ferrovie italiane, e attacca Toninelli sul licenziamento di Pierluigi Coppola. «Mi sembra che gli italiani abbiano chiesto più sì, non ci siamo proprio», sottolinea Salvini lasciandosi aperta qualsiasi strada sul futuro del governo: «siamo nelle mani di Dio». Il pressing interno su Salvini per una rottura cresce di ora in ora, alimentato anche dai sondaggi che, nonostante le inchieste, danno la Lega in costante crescita. Il titolare del Viminale, per ora, non decide. Nega la voglia di rimpasto ma, mai come in questi giorni, mette nel mirino il titolare del Mit, attaccato peraltro anche da un fedelissimo di Di Maio, come Max Bugani, furioso per il sì del ministero al passante di Bologna. Salvini non sembra neppure aver voglia, ora, di vedere Conte o Di Maio, sebbene il premier lo attenda per un confronto prima della sua informativa sui fondi russi. Informativa nella quale Conte difenderà il governo nella sua collegialità ma che potrebbe trasformarsi in una sfida diretta qualora Salvini dovesse decidere di parlare dai banchi delle Lega. Nel frattempo il leader leghista risponde picche alla «chiamata» in Aula della presidenza della Camera sul caso. «Mi occupo della vita reale, non di fantasie», sottolinea. E anche l’incontro con Di Maio latita pericolosamente. «Non c’è una riunione in agenda, prima o poi lo vedrò», glissa Salvini, facendo infuriare l’alleato. «Io ho proposto di vederci, le persone adulte si parlano. Ora tocca a lui», replica il leader M5S. E finché i due non si vedranno il rischio crisi, sia pure molto sfumato in questo momento, non può ritenersi archiviato

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