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Cassino, buco da 44 milioni all’Università

Otto indagati: c’è anche presidente corte dei Conti Lazio. Tommaso Miele e altre sette persone sono accusate di falsità materiale e falsità ideologica
Il buco milionario nel bilancio dell’Università di Cassino è stato coperto a lungo con una serie di falsi. Questa la convinzione che, dopo tre anni di indagini della Guardia di finanza, ha portato oggi il procuratore capo della Repubblica di Cassino, Luciano d’Emmanuele, e il sostituto Marina Marra a spedire otto avvisi di garanzia all’ex rettore, l’ex direttore generale, a dirigenti dell’ateneo e componenti del collegio dei revisori dei conti.Tutti accusati di falsità materiale e falsità ideologica in relazione ai dati inseriti nei bilanci 2013 e 2015 dell’università. E tra gli otto indagati c’è anche il neo presidente della Corte dei Conti del Lazio, Tommaso Miele, l’uomo incaricato di giudicare politici, alti funzionari pubblici e manager dei principali enti e società controllate d’Italia per recuperare spesso somme ingenti frutto di sperperi colossali, che quasi paradossalmente si trova invece ad essere indicato come uno degli artefici dei falsi che avrebbero danneggiato l’ateneo e causato così proprio un danno erariale.
Il caso era esploso nel 2016. Insediatosi il nuovo rettore, era spuntato fuori un buco da ben 44 milioni di euro nel bilancio dell’Università di Cassino, 35 milioni di contributi non versati all’Inps e 9 di interessi e sanzioni. Una cifra leggermente superiore a quanto l’ateneo riesce a incassare in un anno. Ipotizzando che non fossero stati versati i contributi ai dipendenti per mandare comunque avanti senza troppi problemi le attività dell’università, dopo la denuncia del rettore le Fiamme gialle iniziarono a indagare e la Procura aprì un’inchiesta.

Prima il colonnello Massimiliano Fortino, comandante del Gruppo di Cassino, e i suoi uomini e poi gli investigatori del Nucleo di polizia tributaria di Frosinone, diretti dal tenente colonnello Claudio Gnoni, hanno messo sotto il microscopio i bilanci e tutti i movimenti di denaro dell’ateneo, eseguendo anche accertamenti bancari capillari. Tirate le somme delle indagini, sono state quindi formulate le accuse di falso e sono ora partiti gli avvisi di garanzia. Indagati, oltre al giudice Miele, all’epoca dei fatti presidente del collegio dei revisori dei conti, l’ex rettore Ciro Attaianese, l’ex direttore generale e responsabile dell’area bilancio, Raffaele Simeone, ora in pensione, il delegato al bilancio Raffaele Trequattrini, il direttore Ascenzo Farenti, e i revisori Valter Pastena, Antonio Gai e Piera Marzo. L’inchiesta è conclusa e per gli otto pubblici ufficiali si profila la richiesta di rinvio a giudizio.

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