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Morto Felice Gimondi, il più grande corridore del ciclismo moderno

Morto Felice Gimondi, l’ultimo gigante: il più grande corridore del ciclismo moderno.È stato tradito dal cuore, in vacanza a Giardini Naxos, a poco più di un mese dal suo 77° compleanno. Nell’età dell’oro del ciclismo, come brillava Felice Gimondi, il più grande corridore italiano dopo i padri della patria, Coppi e Bartali: «Mi vedrei bene sul podio dietro a loro, anche per rispetto degli anziani…» scherzava lui, che da ragazzo era stato battezzato come il «nuovo Fausto». È stato tradito dal cuore, in vacanza a Giardini Naxos, a poco più di un mese dal suo 77° compleanno. Quasi una beffa per un faticatore bergamasco che ha costruito la sua leggenda sulle montagne del Tour vinto a 22 anni, su quelle del Giro e della Vuelta, sul pavé della Roubaix e sulla collina del Montjuic di Barcellona, dove diventò campione del mondo nel 1973.
La lezione eterna che lascia Gimondi, è proprio questa: andare oltre le apparenze, i proprio limiti, i luoghi comuni. Con valori scolpiti nella pietra, a testa alta, ma sempre sui pedali, aspettando la propria occasione, contro il più forte di sempre, Eddy Merckx. E contro una muta di avversari feroci e di classe, come Ocana, Adorni, Anquetil, Poulidor, Maertens, Motta. Di quegli anni ruggenti, Felice raccontava che «se non avessi trovato l’Eddy avrei vinto come Coppi. Però essere stato un suo grande avversario dà più valore a tutto quello che ho fatto».

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