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STRAGE A KABUL, UN KAMIKAZE ALLE FESTA DI NOZZE

Sono bastati pochi secondi a trasformare una giornata di festa in una tragedia, in un bagno di sangue, l’ennesimo a Kabul. Era ormai sera quando un uomo si è ieri fatto esplodere durante una festa per un matrimonio, uccidendo almeno 63 persone e ferendone altre 182. A rivendicare l’attacco è stato l’Isis in Afghanistan, che con il massacro ha voluto colpire la comunità sciita Hazara nella capitale del Paese. Le immagini dei momenti successivi all’esplosione, circolate sui social media, sono raccapriccianti. Corpi riversi a terra, alcuni sono sventrati, fatti a pezzi, in mezzo a tavoli e sedie rovesciate. Dei video mostrano donne sconvolte dalla tragedia, che urlano e piangono fuori dalla sala della festa, che secondo i testimoni era piena di ospiti, in quanto è tradizione nel Paese invitare centinaia di persone in occasione delle nozze. Secondo il proprietario della sala, Hussain Ali, gli invitati ieri erano almeno 1.200, sia sciiti che sunniti. «La mia famiglia, la mia sposa, sono sotto shock, non riescono nemmeno a parlare. La mia sposa continua a svenire», ha dichiarato lo sposo ad una tv locale, secondo quanto riportato dalla Bbc. «Ho perso mio fratello, ho perso i miei amici, ho perso i miei parenti. Non proverò mai più la felicità nella mia vita». Il padre della sposa ha riferito ai media locali che 14 membri della sua famiglia sono stati uccisi durante l’attacco. «Tutte le persone uccise e ferite sono civili. Tra le vittime ci sono anche donne e bambini», ha comunicato il ministero degli Interni afgano. L’esplosione è avvenuta intorno alle 22:30 locali di ieri (le 20 in Italia). Testimoni oculari hanno riferito all’ANSA che l’attentatore suicida ha fatto detonare i suoi esplosivi tra gli ospiti all’interno della sala. I sopravvissuti sostengono che l’attentatore fosse in piedi vicino a un palco in cui bambini e altri si erano radunati, quando ha fatto esplodere il giubbotto esplosivo. L’Isis in Afghanistan ha rivendicato l’attacco, riferendo su un sito legato al gruppo che un combattente pachistano dello Stato Islamico in cerca di martirio ha preso di mira un grande raduno sciita a Kabul, nell’ultimo di numerosi attacchi sanguinosi contro la comunità Hazara da quando il gruppo terroristico si è appalesato in Afghanistan, nel 2014. Secondo l’Isis, dopo l’attentato suicida, anche un’autobomba è stata fatta esplodere nell’attacco. Prima della rivendicazione dello Stato islamico, i talebani avevano già negato il coinvolgimento nell’attacco condannando il prendere di mira eventi come questo. «Costernazione e condanna» dell’attacco è stata frattanto espressa su Twitter dal ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, che ha sottolineato la «solidarietà e affettuosa vicinanza dell’Italia alle vittime, alle loro famiglie e al popolo afghano».

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