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CONTE BIS BLOCCA PARTITA. PD A CONCLAVE, ATTESA M5S

– Come in una lunga partita di scacchi ogni giorno ha la sua mossa. E da Biarritz la mossa la fa Giuseppe Conte, certificando la sua disponibilità a restare a capo del governo per un esecutivo che sia davvero riformatore, con il Pd come alleato. Ma è lo stesso ruolo di Conte a bloccare la trattativa tra M5S e Pd. In un vertice riservato che vede riunite tutte le correnti dello stato maggiore Dem i zingarettiani confermano il loro «no» a un Conte bis. Un «no» che ieri, nel faccia faccia con Luigi Di Maio, Nicola Zingaretti avrebbe motivato affermando, tra l’altro, che il cambio di premier gioverebbe anche al consenso per i pentastellati. In una casa del centro di Roma lo stato maggiore Dem fa il punto sulla trattativa in vista della Direzione di martedì o mercoledì prossimo. Ci sono Dario Franceschini e Andrea Orlando, Maurizio Martina e Paolo Fassino, Paolo Gentiloni e Marco Minniti, Paola De Micheli, Gianni Cuperlo e Francesco Boccia. La riunione termina con un punto fermo: a fare un governo giallo-rosso il Pd ci sta. E aspetta le mosse di Di Maio. Deve essere il leader 5 Stelle, sottolineano i Dem, a fare la mossa per riconvocare un incontro con Zingaretti. Il nodo premier, per i Dem, è in fondo risolvibile a meno che il M5S non resti fermo su Conte, che, secondo alcune fonti, sarebbe accettato dai renziani e, con minore entusiasmo, anche da Fassino e Minniti, ma non dagli altri big del Pd. Con un’idea emersa al tavolo della riunione: quella di far capire al M5S che, se Di Maio proponesse Roberto Fico premier, più o meno tutto il partito ci starebbe. L’ipotesi di Di Maio premier, finora mai avanzata al tavolo, potrebbe essere lanciata sotterraneamente dal M5S in questo gioco di tattiche reciproche. Ma è molto difficile che troverebbe il placet dei Dem, a cominciare dai renziani. Ed è l’idea di un premier terzo a restare sullo sfondo. I nomi di Enrico Giovannini e Paola Severino continuano a circolare, con la seconda più accreditata del primo. Naturalmente Giuseppe Conte potrebbe avere un ruolo di primo piano dentro il governo (per esempio alla Farnesina), oppure in Europa come Commissario Ue. Ma sono solo ipotesi. «Se ci sarà un premier terzo sarà comunicato al Quirinale», spiegano dal Movimento. All’indomani del faccia a faccia a casa di Vincenzo Spadafora i contatti tra Di Maio e Zingaretti non sono confermati da fonti ufficiali e sembrano comunque limitati. In pochi, in entrambi gli schieramenti, si aspettano che un nuovo incontro si tenga domani. Probabile, invece, che il D-Day sia lunedì: e a quel tavolo Di Maio dovrebbe dire con chiarezza – cosa che secondo i Dem non ha fatto all’incontro di ieri – che il forno con la Lega è chiuso. Cosa che, dai contatti ancora oggi intercorsi tra esponenti di alto livello M5S e leghisti non sembrerebbe. Mentre l’accordo con il Pd continua a dividere i 5 Stelle con i pro-Dem oggi in trincea contro chi, da Gianluigi Paragone a Massimo Bugani, anche in queste ore esprime la sua contrarietà. Il tweet in cui l’ortodosso Giuseppe Brescia chiede ai pro-leghisti di «rassegnarsi» all’accordo con i Dem viene condiviso da diversi parlamentari, oltre che da Roberta Lombardi. Ma c’è un dato, più di tutti, che allontana l’ipotesi di un nuovo esecutivo giallo-verde: la possibile fuoriuscita di diversi parlamentari del Movimento, che sarebbe fatale al Senato. Non a caso Brescia parla di «mandato chiaro» dell’assemblea arrivato alla trattativa con il Pd. Diverso l’approccio della base, che, letteralmente, ribolle. In tanti si dicono favorevoli al voto e protestano contro la prospettiva giallo-rossa. E, anche per questo, sale l’ipotesi che il M5S metta al voto su Rousseau il nuovo accordo. Sul risultato molto dipenderà dalla tempistica della consultazione e dal tipo di domanda che viene posta. E alcune fonti parlamentari M5S in queste ore avvertono: senza Conte premier la bocciatura degli iscritti è quasi sicura

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