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Terremoto del Centro Italia, i numeri della vergogna: “Nulla è stato fatto”

terremoto centro italia-2A tre anni dal terremoto di Amatrice sono cambiati tre governi e tre commissari ma la ricostruzione è ferma. Nel cratere del Centro Italia sono 73mila gli edifici inagibili, appena un centinaio i cantieri aperti e molti i palazzi ancora da demolire

Era la notte tra il 23 e il 24 agosto 2016 quando il terremoto del centro Italia ha sconvolto Amatrice, dando inizio a una sequenza sismica che ha registrato con numerose scosse di magnitudo maggiore di 5 fino al 18 gennaio del 2017. Sono passati tre anni e la ricostruzione fatica a partire, i progetti presentati sono pochi e il rischio di una “desertificazione” cresce insieme allo scoraggiamento di chi nel cratere ancora tentata di vivere.

“Su circa 73mila edifici dichiarati inagibili, le domande dei cittadini per il contributo per la ricostruzione sono circa 10mila (poco più del 13%) – denunciano Osservatorio Sisma, Fillea Cgil e Legambiente – e i cantieri avviati sono poche centinaia. Non esiste ancora un monitoraggio complessivo della ricostruzione né della raccolta e gestione delle macerie”.

L’ex Sindaco di Amatrice – ora consigliere regionale – Sergio Pirozzi tenta di spiegare perché dopo 3 anni dal terremoto la ricostruzione sia ferma al 4%, ribadendo la richiesta di un commissario con poteri straordinari. Dello stesso avviso il successore, Antonio Fontanella, che all’Adnkronos ribadisce come il ritardo sia dovuto ad un quadro normativo che presenta “norme che rendono difficoltosa l’approvazione dei progetti o ne rendono troppo farraginosa l’approvazione”.

Il vescovo di Rieti, monsignor Domenico Pompili accusa il governo di non aver preso decisioni concrete. “Siamo entrati in un cono d’ombra anche dopo la vicenda del Ponte Morandi di Genova dello scorso anno – spiega – Al di là dell’ascolto e delle buone intenzioni, non c’è stata una presa in carico effettiva da parte del governo”.

“La situazione è ferma” gli fa eco Stefano Petrucci, primo cittadino di Accumuli durante i terribili giorni del sisma del 24 agosto 2016 – Non è stato fatto alcun passo in avanti, né per quanto riguarda la ricostruzione, per la quale ci aspettavamo uno snellimento delle procedure, né per i proprietari delle seconde case, che non possono ancora tornare sul territorio in aree attrezzate”.

Si appella alla politica anche Giuliano Pazzaglini, in triplice veste di terremotato, ex sindaco di Visso, e ora senatore eletto con la Lega lo scorso 2018: “Il 10% della competenza spetta alla Protezione Civile, il 20% al Parlamento e infine il 70% del Governo con il commissario straordinario per la ricostruzione post sisma”.

Il caos politico si evince ancora una volta dai numeri: in tre anni dal terremoto abbiamo avuto tre governi e tre commissari. “Ognuno di loro ha fatto qualche ‘leggina’, qualche decreto, tante promesse, ma poi non ci hanno più fatto sapere niente. Ognuno, poi, rimette in discussione ciò che ha fatto l’altro” spiega Aleandro Petrucci, sindaco di Arquata del Tronto, il ‘comune che non c’è più con le sue 51 vittime. “Ci vorrà ancora più di un anno per terminare lo smaltimento delle macerie. Quando inizieremo a ricostruire?”.

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