| categoria: Roma e Lazio

Marcello De Vito resta ai domiciliari: sfuma il ritorno il Campidoglio

Dalla Procura la richiesta di processo immediato che prolunga la misura cautelare: l’ex presidente dell’Aula Giulio Cesare rimane detenuto

Marcello De Vito resta ai domiciliari. La Procura di Roma ha depositato la richiesta di processo immediato prolungando così le misure di custodia cautelare in scadenza il 20 settembre prossimo.

De Vito resterà ai domiciliari almeno per un altro anno: il tempo necessario per la conclusione del processo in cui è imputato per corruzione e traffico di influenze sulla costruzione del nuovo stadio della Roma.

Sfuma così l’ipotesi del ritorno in Campidoglio per rivestire quel ruolo di presidente dell’Assemblea Capitolina da cui è stato sospeso dopo l’arresto ma al quale De Vito non ha mai rinunciato.

La suggestione di vedere il “mister preferenze” grillino di riappropriarsi dello scranno appena dietro quello della Sindaca era circolata in seguito al pronunciamento della Cassazione sull’annullamento dell’ordinanza di arresto con rinvio al Riesame.

Una carta, quella del Riesame, che gli avvocati di De Vito non hanno giocato per non rischiare forse un’altra bocciatura dopo che era stato quello stesso tribunale, con il medesimo giudice relatore, a confermare le richieste contenute nell’ordinanza del Gip. Nei giorni scorsi la decisione della Procura: immediato custodiale.

Secondo i giudici della Suprema Corte non ci sarebbero stati “dati indiziari” sufficientemente motivati dal gip e poi dal Riesame per sostenere che l’ex presidente dell’Assemblea Capitolina e l’avvocato Camillo Mezzacapo, finiti in carcere il 20 marzo e dal luglio successivo ai domiciliari, facessero parte del “gruppo criminale” guidato dall’imprenditore Parnasi e fossero vittime del suo “metodo corruttivo”.

Secondo la Cassazione contro De Vito e Mezzacapo ci sarebbero solo “congetture” ed “enunciati contraddittori”, tratti dalle dichiarazioni dello stesso Parnasi ai magistrati all’indomani del suo arresto nell’ambito del primo filone dell’inchiesta. Parole su cui i giudici capitolini avrebbero svolto un’operazione “interpretativa”.

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