| categoria: sanità

L’INTERVENTO/ Le Azienda sanitarie parte civile in caso di aggressione ai propri medici?

di Vanessa Seffer
Alla domanda su cosa sia accaduto il 23 gennaio del 2019 qualcuno, nella migliore delle ipotesi, potrebbe rispondere che è nato il proprio figlio in ospedale.Qualcun altro invece potrebbe rispondere di essersi recato in ospedale ma non per gioire di una nascita bensì per sfogare la propria rabbia contro medici ed infermieri, per danneggiare i locali del pronto soccorso, devastare una ambulanza parcheggiata vicino al Pronto Soccorso.
Riavvolgiamo il nastro. Rewind per dirla alla Vasco: “perché tu vai, vai veloce come il vento, quante espressioni di godimento sul tuo volto”.
Non conosciamo eventuali espressioni di godimento dell’impaziente cittadino autore dell’exploit all’ospedale di Fondi, peraltro come se non bastasse subito dopo il vandalismo e prima di essere arrestato aveva rapinato un bar vicino all’ospedale minacciando la cassiera con un frammento di vetro ricavato da una finestra mandata in frantumi nella struttura ospedaliera. Possiamo forse ipotizzare eventuali espressioni di godimento di quanti apprendono la notizia che il suddetto è stato condannato dal Tribunale di Latina a 2 anni e 10 mesi dopo avere chiesto e ottenuto di essere giudicato con rito abbreviato, che prevede la riduzione di un terzo di una eventuale condanna.Facciamo due conti: 2 anni e dieci mesi la condanna. Trentaquattro mesi. Quanti di questi sono attribuibili alla aggressione agli operatori sanitari e quanti sono attribuibili alla rapina? Vallo a sapere, magari lo si chiederà ad un avvocato con il dispositivo della sentenza alla mano.

Quello che è certo è, come ha chiarito più volte la Cassazione penale (sez. V, 20/06/2017, n. 37971 e sez. V, 05/11/2018, n. 2935) il medico del Pronto Soccorso, così come uno del reparto o lo stesso primario, è un pubblico ufficiale. Offendere una persona, rivolgendosi a lei con insulti di tutti i tipi, non è reato. Lo era un tempo, quando l’ingiuria costituiva un illecito previsto dal Codice Penale. Questo comportamento, però, nel 2106 è stato depenalizzato. Oggi, pertanto, chi è stato ingiuriato può solo chiedere il risarcimento del danno in via civile, fatta salva – all’esito del processo – una multa da pagare allo Stato. La possibilità che un’offesa rientri ancora tra i reati puniti dal nostro ordinamento è confinata all’ipotesi in cui l’offeso sia un pubblico ufficiale, qualifica però che gli deve essere attribuita dalla legge. Il cosiddetto «oltraggio a pubblico ufficiale» però si verifica solo se avviene in presenza di più persone, nei confronti di una persona che sta svolgendo i propri compiti istituzionali e proprio a causa di questi.Pur non volendo avventurarci in campi giuridici che non ci appartengono, è doveroso però ricordare la proposta avanzata dalla Cisl Medici relativamente alla costituzione di parte civile da parte delle Aziende i cui operatori sono vittime di aggressioni.

La Cisl Medici Lazio – dichiara in una nota il Segretario Generale Luciano Cifaldi – ha recentemente richiesto un parere legale relativo alla legittimazione alla costituzione di parte civile delle Aziende Sanitarie nei procedimenti penali instaurati nei confronti degli autori di reati di violenza fisica e verbale a danno dei medici dipendenti del SSN, perpetrati durante lo svolgimento del servizio presso le predette strutture.
Secondo il Giurista “l’istituto della costituzione di parte civile è previsto dal codice penale e dal codice di procedura penale a beneficio dei soggetti cui il reato ha arrecato pregiudizio e che intendano richiedere la restituzioni del maltolto e il risarcimento del danno (artt. 74 c.p.p. e 185 c.p.).Il legislatore ha inteso tutelare la possibilità di esercitare l’azione civile nel processo penale a tutti i soggetti, lesi dal reato, che facciano valere una specifica pretesa risarcitoria, in relazione a determinati, beni, patrimoniali e non patrimoniali, diritti soggettivi ed attività.

Come insegnano gli arresti giurisprudenziali in materia, la platea dei legittimati a promuovere l’azione di parte civile non è limitata al soggetto passivo del reato, nella fattispecie il medico vittima della violenza, ma è esteso a tutti i danneggiati che abbiano riportato un pregiudizio eziologicamente riferibile all’azione od omissione dell’autore del reato. In altri termini, tale rapporto di causalità tra reato ed evento dannoso può essere fatto valere anche nel caso in cui il reato, pur non avendo direttamente generato il danno, ha determinato uno stato di cose produttivo del pregiudizio che in assenza del reato non si sarebbe verificato (Cassazione Penale sent. 23288/2014; sent. 23288/2014).

Orbene, non vi è dubbio che le aggressioni fisiche e le violenze realizzate a danno del personale sanitario comportino, oltre al pregiudizio diretto in capo alla vittima anche un danno conseguente in capo agli enti del SSN, quali datori di lavoro, che si trovano privati temporaneamente o definitivamente, nei casi più gravi, della prestazione del professionista e sul piano non patrimoniale vedono lesa la propria sfera giuridica di ente esponenziale della collettività.
Le Aziende Sanitarie, oltre a vedersi deprivate sul piano patrimoniale ed organizzativo della prestazione lavorativa della persona offesa dal reato, subiscono, in conseguenza dei reati perpetrati a danno del personale medico dipendente una vera e propria lesione alla propria finalità istituzionale di tutela della salute pubblica, oltre ad una evidente lesione dell’esercizio di un pubblico servizio.

In buona sostanza, il danno non patrimoniale, conseguente al reato, consiste nella lesione dell’interesse costituzionalmente protetto alla tutela della salute, quale bene primario collettivo, alla cui salvaguardia le Aziende del Servizio Sanitario Nazionale sono istituzionalmente deputate.

Sul piano processuale, quindi, gli enti sanitari sono pienamente legittimati a far valere la pretesa risarcitoria con lo strumento della costituzione di parte civile, onde ottenere il pieno ristoro del pregiudizio patrimoniale, consistente nel lucro cessante connesso alla perdita della prestazione lavorativa del dipendente fisicamente leso dall’aggressore, e del danno non patrimoniale costituito dalla lesione alla funzione esponenziale propria della struttura nei termini sopra delineati.

In senso favorevole alla costituzione di parte civile degli enti esponenziali della collettività si è espressa, come evidenziato, anche con recenti arresti, la giurisprudenza di legittimità ( e plurimis Cass. 6380/2017)”.

Si può dunque affermare – prosegue la nota della Cisl Medici Lazio – che le Aziende Sanitarie siano titolari della legittimazione a costituirsi parte civile in seno ai procedimenti penali azionati a carico degli autori di reati commessi nei confronti del personale sanitario dipendente del Servizio Sanitario Nazionale sia in qualità di datori di lavoro della persona offesa, che nella veste di enti esponenziali di interessi e finalità costituzionalmente garantite, quali, appunto la tutela della salute pubblica.

In conclusione la Cisl Medici Lazio chiede pertanto all’Assessore alla Sanità e integrazione Socio-Sanitaria Alessio D’Amato, che ha già dimostrato di essere attivo nelle iniziative legate al tema violenza sugli operatori sanitari, di farsi promotore nell’ambito delle sue competenze di ogni opportuna ed ulteriore iniziativa tesa a facilitare l’immediata costituzione di parte civile da parte delle Aziende del SSR contro quanti si macchiano di atti di violenza all’interno delle strutture sanitarie del Lazio.

@vanessaseffer

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