| categoria: Roma e Lazio

Violenza sulle donne: 300 denunce in due anni alla Procura di Tivoli

“Percentuale che denuncia reati è meno del 10%”.L’impegno dei magistrati tiburtini ha trovato nuova concreta applicazione con l’attuazione della nuova legge 169/2019

Trecento donne in due anni che hanno trovato il coraggio di denunciare violenze, maltrattamenti o anche chiedere solo informazioni. Si chiama “Spazio ascolto vittime vulnerabili” lo sportello che, all’interno della Procura di Tivoli ha permesso a 300 potenziali vittime di esporre la loro storia ai magistrati.

E’ infatti un terreno già fertile quello sul quale la legge 169/2019 ha trovato la più concreta applicazione e che, con il ‘Codice Rosso’ impegna 4 magistrati, Arianna Armanini, Andrea Calice, Gabriele Guzzolino e Antonio Altobelli, su 8 in questa materia. Dall’entrata in vigore della legge, il 9 agosto scorso, “noi inquirenti – come spiega il procuratore di Tivoli Francesco Menditto – entro tre giorni dobbiamo ascoltare la persona offesa, spesso già al momento della denuncia”.

Altra importante novità riguarda i tempi entro i quali una donna vittima di violenza può presentare denuncia, raddoppiati dai 6 ai 12 mesi. Partendo dal presupposto che, come informano dagli uffici di via Antonio Del Re: “La percentuale di donne che denuncia questi reati è stimata in meno del 10%”.

In particolare la legge 19 luglio 2019, n. 69, entrata in vigore il 9 agosto 2019, prevede numerose modifiche al codice penale, al codice di rito e ad altre disposizioni, con l’obiettivo, esplicitato nel titolo, di assicurare la tutela delle vittime di violenza domestica e di genere. Il tale ambito la Procura di Tivoli, in data 31 luglio 2019, ha adottato linee guida sull’applicazione della legge ed ha aggiornato una recente direttiva alla polizia giudiziaria con numerosi allegati con cui sono impartite specifiche disposizioni per garantire la tutela delle vittime.

Dopo un primissimo periodo di applicazione è possibile offrire una valutazione, seppur sommaria del funzionamento della nuova legge in questo circondario.

In estrema sintesi: le azioni positive in atto da tre anni nel contrasto ai reati di violenza di genere – a partire dall’impegno di 4 magistrati su otto e dalla sensibilizzazione della polizia giudiziaria con l’adozione nel maggio 2019 di una direttiva alla polizia giudiziaria che teneva conto della prossima approvazione della legge cd. Codice Rosso – ha consentito di ridurre al minimo le criticità della nuova legge che non sempre ha tenuto conto della realtà in cui operano i Magistrati e le forze dell’Ordine.

Il principale obiettivo della Procura di Tivoli è stato ed è quello di applicare la nuova legge in modo non formale né burocratico ma rispettandone la sua ratio.

La ratio della legge è ben espressa nella relazione di accompagnamento al disegno di legge per cui: “le [ … ] esigenze di completezza della tutela delle vittime di violenza domestica e di genere, dunque, sono alla base degli interventi …( vi è ) l’esigenza di evitare che eventuali stasi, nell’acquisizione e nell’iscrizione delle notizie di reato o nello svolgimento delle indagini preliminari, possano pregiudicare la tempestività di interventi, cautelari o di prevenzione, a tutela della vittima dei reati di maltrattamenti, violenza sessuale, atti persecutori e di lesioni aggravate in quanto commesse in contesti familiari o nell’ambito di relazioni di convivenza”.

Va sottolineato che il dovere di tutelare adeguatamente le vittime di reati che mettono in pericolo l’incolumità di vittime ben individuate (in particolare, oggetto di maltrattamenti, stalking) esisteva prima della l. 69/2019 e che la legge ha voluto richiamare tutte le istituzioni proposte all’applicazione tempestiva della tutela, non ponendosi però il problema delle risorse necessarie e adottando meccanismi troppo rigidi se applicati in modo testuale.

Per quanto concerne le competenze territoriali, il numero di abitanti del circondario di Tivoli è pari a circa 517.709 (fonte ISTAT aggiornata al 31.12.2018). Il tutto valutato tenendo conto dell’elevato numero di Comuni, pari a 75 (tra cui Guidonia Montecelio con circa 90.000 abitanti e Tivoli con circa 60.000 abitanti), oltre che della vastissima area di pertinenza (circa 185.000 mq) estesa dalla periferia del Comune di Roma alle provincie di Rieti, L’Aquila, Frosinone.

Il fenomeno della violenza di genere (violenza fisica, sessuale, verbale, psicologica, economica e morale nei confronti delle donne) è di dimensioni allarmanti, sia per il numero delle vittime, sia per l’elevatissima percentuale dei casi non denunciati. La percentuale di donne che denuncia questi reati è stimata in meno del 10%.

Per quanto concerne l’azione della Procura di Tivoli possono sottolinearsi solo alcuni di questi interventi: potenziamento del Gruppo di lavoro specializzato, composta da 4 magistrati (su 8) che trattano la materia unitamente, come tutti gli altri magistrati, ai reati non assegnati a Gruppi di Lavoro; – creazione di locali dedicati allo “Spazio Ascolto vittime” presso la Procura della Repubblica, dove sono presenti per tre giorni alla settimana psicologhe volontarie, con reperibilità di personale delle sezioni di polizia giudiziaria della Procura (se è necessario raccogliere la denuncia) e avvocate dell’Ordine e della Camera penale (per i primi consigli legali, pur se non potranno, poi, assumere la difesa), con contatti col personale dei Servizi sociali e della ASL.

Conseguenza di queste azioni integrate è stato il raddoppio delle notizie di reato nell’ultimo biennio. Nel territorio di competenza della Procura e del Tribunale di Tivoli, l’incidenza di questi delitti è estremamente elevata. A titolo esemplificativo, da quando sono state avviate dalla Procura della Repubblica tiburtina alcune iniziative (che hanno coinvolto anche la polizia giudiziaria) per fare emergere il fenomeno, sono esponenzialmente aumentate le notizie di reato di violenza di genere: per atti persecutori (art. 612-bis c.p.), dal 1° luglio 2016 al 30 giugno 2019, del 48%; (da 206 a 307). Per maltrattamenti in famiglia (art. 572 c.p.), dal 1° luglio 2016 al 30 giugno 2019, del 59%; (da 247 a 407). Per violenza sessuale (art. 609-bis ss. c.p.), dal 1° luglio 2016 al 30 giugno 2019, del 100%; (da 49 a 100).

Nello specificio si evince che le coordinate interpretative cui si è da tempo conformata la Procura di Tivoli in tema di contrasto ai reati di violenza di genere, in linea con le ragioni per cui è stata adottata la legge cd. Codice Rosso riguardano l’assicurare la maggior e quanto più rapida tutela possibile alle vittime di reato, con particolare attenzione, per ciò che rileva in questa sede, alle vittime di violenza domestica e di violenza di genere; evitare rigorosamente la vittimizzazione secondaria; assicurare una tutela effettiva, compatibilmente con le risorse disponibili.

Nel dettaglio, per quanto concerne la nuova normativa, l’art. 362 c.p.p., comma 1-ter, prevede che il pubblico ministero, entro 3 giorni dall’iscrizione della notizia di reato, assuma informazioni dalla persona offesa o da chi ha denunciato i fatti di reati di violenza domestica e di genere ricordati; il termine di 3 giorni può essere prorogato solo in presenza di imprescindibili esigenze di tutela di minori di anni diciotto o della riservatezza delle indagini, anche nell’interesse della persona offesa.

In sintesi si è ritenuto l’ascolto della persona offesa delegabile e, soprattutto, si è confermata la direttiva già emanata che assicura l’effettiva tutela della vittima prevedendo l’assunzione di informazioni della persona offesa da parte della polizia giudiziaria all’atto della presentazione della denuncia/querela, formulando un elenco di domande predisposte dalla Procura. In tal modo si consente al PM di esaminare gli atti avendo già chiari gli elementi sulla necessità o meno di richiedere una tutela immediata della donna.

Per quanto concerne i dati della Procura di Tivoli, non si è verificato un aumento delle notizie di reato. Dal 9 agosto al 18 settembre sono pervenuti 128 fascicoli, un numero leggermente superiore alla media annua e al dato del corrispondente periodo dell’anno precedente. Come ricordato, nei 2/3 dei procedimenti la persona offesa è stata già ascoltata dalla polizia giudiziaria sulla base della direttiva (e delle domande) indicate da questa Procura, sicchè è agevole per il PM procedere.

Non vi è stato un aumento delle richieste e applicazioni di misure cautelari. Non vi è stato un aumento degli arresti in flagranza per questi reati (mediamente due alla settimana). Deve ritenersi che questi dati derivino dalla preesistente organizzazione già funzionale a un rapido e professionale esame di questi reati, tanto che il numero delle denunce/querele è raddoppiato.

D’altra parte, ricordano dalla Procura tiburtina, “il dato nazionale relativo alla denuncia solo di un caso su dieci non si scalfisce con la sola introduzione di leggi occorrendo un concreto impegno (anche di risorse) che consenta alle donne vittime di questi reati di avere fiducia nelle istituzioni”.

In conclusione, tralasciando le questioni di carattere culturale che sono a fondamento dei reati di violenza di genere, da affrontare in altre sedi, la legge cosiddetto codice rosso – di cui va apprezzata la ratio di incrementare la tutela per le donne vittime di reati di violenza di genere – non risolve (pur affrontandoli in alcune parti) alcuni “nodi” che impediscono una reale tutela delle vittime dei delitti in esame, tra i quali: l’assenza di idonee strutture che consentano di accompagnare la donna alla denuncia e dopo la denuncia.

Pur se sono stati attivati negli ultimi due anni due centri antiviolenza riconosciuti dalla Regione, si tratta di un numero largamente insufficienti in un territorio di 600.000 abitanti. Manca una casa rifugio che assicuri tutela e accoglienza immediata; l’assenza di un’adeguata formazione della polizia giudiziaria. Infine occorre tenere conto dell’assenza di un numero adeguato di personale di polizia giudiziaria, oltre che di personale della Procura di Tivoli.

Va sottolineato, infine, che la tutela della vittima dei redati di violenza di genere (come già detto trattasi in larghissima parte di violenza di uomini ai danni di donne) non può essere risolta da una legge di questo tipo e non può essere delegata solo alle forze dell’ordine e alla polizia giudiziaria.

In estrema sintesi, occorre, in primo luogo, una rete che percepisca la gravità di questi reati e ne faccia venire meno le ragioni profonde (denunce dei vicini, contesto familiare che non tenda a coprire i fatti, un uso adeguato delle parole da parte dei mezzi di informazione, eccetera).

Sono, poi, assolutamente insufficienti centri antiviolenza e servizi delle pubbliche istituzioni che accolgano le donne vittime di reato, le tutelino e le accompagnino, anche economicamente, verso una determinazione e consapevolezza che le consenta di allontanarsi dal clima di violenza e dai condizionamenti che subiscono e siano, così, in grado di affrontare un processo penale che, altrimenti, rischia di concludersi con assoluzioni derivanti da ridimensionamenti dei racconti delle vittime.

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