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Quel gran genio di Gualtieri

Il capolavoro del neo ministro dell’economia. Stop all’aumento dell’Iva e avvio del taglio delle tasse sul lavoro, grazie a 14 miliardi di flessibilità e 7 miliardi di proventi dalla lotta alla evasione. Ma non tamponavano così le emergenze finanziarie nel secolo scorso? Tutto troppo facile. Ma i veri tagli non vengono fatti

Stop all’aumento dell’Iva e avvio del taglio delle tasse sul lavoro, grazie a 14 miliardi di flessibilità e 7 miliardi di proventi dalla lotta alla evasione. A meno di un mese dalla sua nascita, il governo Conte approva la nota di aggiornamento al Def, il documento che disegna la cornice di una manovra da circa 29 miliardi. Il deficit viene fissato al 2,2% del Pil, come auspicato dal ministro Roberto Gualtieri che assicura il rispetto delle regole Ue. Il debito però non è nei parametri di Bruxelles, dal momento che il calo è ridotto (dal 135,7% al 135,1% del Pil). E’ il capolavoro del neo ministro dell’economia. Ma non tamponavano così le emergenze finanziarie nel secolo scorso? Quando non tornavano i conti si infilavano sulla tabella qualche miliardo dalle privatizzazioni e qualche miliardo dalla lotta all’evasione. Introiti virtuali per lo Stato, ma alla fine le somme erano corrette e i governi tiravano dritto. Era l’arte di arrangiarsi. Ora tutto sembra troppo facile per il Governo Conte, dopo l’abbuffata mediatica della tassa sulle merendine, dopo i mega annunci sulle misure green e sul bonus della Befana. Possibile che il nuovo governo sia fatto di autentici geni della economia e che il precedente fosse una banda di apprendisti stregoni? E’ bastato far tornare il Pd nella stanza dei bottoni per trovare tutte le soluzioni? Lasciando ai grillini il compito di agitare la bandiera del taglio dei parlamentari come esempio di risparmio? Tutto troppo facile. Ma i tagli che fanno male alla casta, al sistema, non vengono fatti. I conti del Palazzo del potere, gli sfarzi e gli eccessi di Montecitorio, di Palazzo Madama, del Quirinale, ad esempio. Un po’ di austerity non guasterebbe, ma quelle spese “lor signori” se le gestiscono da sé, in autonomia. Tagli agli stipendi, alle super-pensioni? Agli sprechi consolidati? Molto meglio promettere e colpire dove si può affondare la lama senza trovare resistenza. E complicarsi la vita con la storia dei contanti e delle carte di credito.
Intanto in modo avventuroso ci hanno sterilizzato l’iva, oggetto di trattativa serrata all’interno della stessa maggioranza nelle ultime ore, è però solo il primo passo nel cammino del governo giallo rosso: lo spiega il premier Giuseppe Conte che si sta convincendo di essere un politico vero e di livello e che conta di andare lontano. Dice di non «accontentarsi» e di essere pronto a realizzare i «29 punti del programma su cui ha chiesto la fiducia» meno di un mese fa. Non tutto potrà essere fatto nel primo anno, spiega il presidente del Consiglio, ma l’obiettivo è arrivare ad una «riduzione delle aliquote Iva», tagliare il cuneo in modo crescente ma anche puntare i riflettori sulle famiglie: «Vogliamo perseguire – assicura – un family Act che metta ordine a tutta la selva di agevolazioni e tax expenditures» e vogliamo anche «dare un segnale anche alle persone con disabilità» grazie all’adozione di un codice ad hoc. L’Italia poi si imporrà con una vera e propria «svolta verde» è la promessa del governo: «progettiamo la modernizzazione del Paese, la digitalizzazione, la semplificazione burocratica, per orientare tutto il sistema verso l’economia circolare e proteggere da subito il nostro ambiente». Insomma, una nuova rivoluzione e una nuova era. Ma a frenare questa progettualità, questo entusiasmo, era la presenza di Salvini al suo fianco? Con Zingaretti è proprio tutta un’altra cosa? Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri lancia i green bond, vale a dire «titoli di debito italiani esplicitamente destinati a sostenere gli investimenti nella sostenibilità ambientale». Il quadro delineato dal Def in vista della manovra «costituisce una base solida – spiega sempre il titolare di via XX Settembre – per un programma ambizioso che deve fare i conti con un’eredità impegnativa, sia per per il quadro internazionale, che per le ripercussioni sulla finanza pubblica che hanno avuto stagioni più tumultuose del quadro politico e dei rapporti con l’Europa».
Tra i pilastri chiave dell’azione dell’Esecutivo, oltre alla flessibilità chiesta a Bruxelles, c’è poi la lotta all’evasione: un quarto di tutte le risorse previste (o millantate) arriva da lì e il capitolo è chiaramente ancora tutto da scrivere. E’ stato un sogno di tutti i governi, anno dopo anno, un sogno condiviso ma mai realizzato.Se ne occuperà la manovra, che entrerà nel dettaglio delle misure ma intanto Conte scommette sulla diffusione dei pagamenti elettronici. Il Paese, è la convinzione anche del titolare dell’Economia deve «voltare pagina» anche nel contrasto ai furbetti del fisco. Per ora restano parole e buone intenzioni

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