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Ci mancava il crocifisso del ministro Fioramonti

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“Sono sgomento di fronte a questo vespaio mediatico. Il tema non è all’ordine del giorno, non è una priorità, neanche lontanamente”. Così il ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti, torna a parlare del crocifisso nelle aule scolastiche durante un’intervista a Radio Capital. “Io credo in una scuola laica – spiega -. Invece di parlare del fatto che il Ministero sta lavorando per l’edilizia scolastica o che sta aiutando le amministrazioni, si discute di quello che io ho detto sul crocifisso. Questo Paese ha bisogno di un cambio di mentalità”.

Da una parte l’inevitabile presa di posizione della Chiesa e l’alzata di scudi del centrodestra, dall’altra la difesa del ministro Fioramonti e il tentativo di mettere la parola fine alla bufera da parte del Movimento 5 Stelle. Si chiude, tra un mare di polemiche, una giornata segnata dalla questione del crocifisso nelle scuole, sollevata dopi le parole del titolare del Miur che, in un’intervista radiofonica, aveva detto di essere “per una scuola laica”. “Spero che si rifletta su ciò che è stato detto in modo avventato”, il monito del segretario generale della Cei, mons. Stefano Russo. “Togliere il crocifisso dalle aule scolastiche servirebbe solo ad aiutare il leader della Lega, Matteo Salvini”, ha avvertito l’arcivescovo di Monreale, Michele Pennisi, al quale ha fatto eco il prefetto della Congregazione vaticana per l’Evangelizzazione dei popoli, cardinale Fernando Filoni. “Attenti ad una visione ideologizzata”, il suo messaggio nel quale invita a “non imporre ad altri ciò che ognuno pensa che sia unico”. A stretto giro arriva la replica dello stesso ministro, che ha definito “sterili” le polemiche nate dalle sue parole. A tagliare corto, chiudendo ogni ipotesi di discussione sulla presenza del crocifisso nelle scuole, è il Movimento 5 Stelle. “Non è un tema all’ordine del giorno”, hanno confermato fonti pentastellate, aggiungendo che “le scuole italiane hanno ben altri problemi, seri e concreti, da affrontare. Messa in sicurezza degli istituti, e loro ammodernamento, aumento degli stipendi di insegnanti e personale sono le priorità”. “Dibattiti e polemiche su questioni distanti dalla vita quotidiana dei cittadini – la conclusione – non ci appassionano né interessano”. “Il crocifisso non si tocca”, è il coro unanime che si è alzato invece dal centrodestra, al quale si è aggiunta la voce di Italia Viva, il neonato partito che fa capo a Matteo Renzi. “Ministro Fioramonti, lascia stare merendine, crocifisso, foto di Mattarella, giustificazioni. E pensa a fare il Ministro”, il messaggio inviato dal presidente dei senatori, Davide Faraone. “Così si nega la nostra storia”, le parole dell’ex vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini. “Io vedo bene i crocifissi in aula”, le parole della leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. “E’ assurdo pensare di rimuovere i crocifissi e mettere al loro posto cartine e mappamondi”, afferma il senatore dell’Udc Antonio De Poli. “Il ministro vuole cancellare la nostra cultura e la nostra storia”, chiosa Licia Ronzulli, senatrice di Forza Italia, rilanciando su Twitter l’hashtag #ilcrocifissononsitocca.

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