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FOCUS/ SI COMPLICA BONUS FIGLI. MAGGIORANZA,GIÀ IN MANOVRA

L’assegno unico per i figli non si può fare toccando gli 80 euro. Ma la maggioranza insiste e chiede, nella risoluzione alla Nota di aggiornamento al Def, che la misura arrivi subito, già con la prossima manovra, nonostante sia il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri a lanciare l’altolà sulle ipotesi di declinare in chiave familiare il bonus Irpef voluto dal governo Renzi. Se si vorrà perseguire la strada del riordino degli incentivi alla natalità e dei sostegni alle famiglie bisognerà però cercare altre vie. E soprattutto, altre coperture. Per ora, infatti, ci sarebbero al massimo 500 milioni da investire, in manovra, per abbattere le rette degli asili nido, costruirne di nuovi e portare a 10 giorni il congedo di paternità. Ma senza gli 80 euro all’appello mancano 10 miliardi. Il percorso resta a ostacoli: c’è il pressing del Forum delle famiglie, che proprio della trasformazione degli 80 euro faceva il perno della sua proposta per avviare subito la «rivoluzione» dell’assegno unico. E la moderata apertura dei sindacati a patto però, come ha chiarito la Cgil, che il nuovo progetto non vada a discapito delle «aspettative del mondo del lavoro che necessita di un’attenzione particolare già nella prossima manovra». Per i sindacati la priorità resta il taglio del cuneo fiscale per i dipendenti – come continua a ribadire anche il titolare del Tesoro. E non ci possono essere scambi, come quelli ipotizzati da Italia Viva, tra riduzione del cuneo (da rinviare) e misure per la famiglia da finanziare subito. L’assegno unico, in realtà, avrebbe il merito di diventare una misura universale, di cui beneficerebbero gli incapienti (che non usufruiscono, ad esempio, delle detrazioni per familiari a carico visto che non pagano tasse) ma anche i lavoratori autonomi, al momento esclusi dagli assegni familiari. L’idea di ampliare e semplificare il sistema, ad esempio, piace alla Uil, che però, come la Cgil, chiede di fare attenzione a non «penalizzare i dipendenti». Per ora, comunque, non è sufficiente a convincere chi ‘tiene i cordoni della borsà nemmeno l’interpretazione del presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, secondo il quale il passaggio all’assegno unico sarebbe come un taglio del cuneo da 3,7 miliardi. Il riferimento è a parte delle risorse che oggi sono dedicate agli assegni familiari, «5,2 miliardi», di cui solo 1,7 miliardi a carico dello Stato, «il 35%», mentre il resto, 3,7 miliardi appunto, è sostenuto «dalla contribuzione dei lavoratori versata dalle aziende». Questa quota «con la nuova norma sarebbe defiscalizzata, sostenuta dallo Stato», quindi si tradurrebbe in un taglio del prelievo sul lavoro. Tridico, però, sentito alla Camera sulla proposta del Pd, fa notare anche che il bonus per i figli potrebbe sovrapporsi al reddito di cittadinanza. Un tema sollevato anche dal ministro della Famiglia, Elena Bonetti, che ha fatto inserire il Family Act tra i 22 collegati alla manovra e ha già spiegato che ci vorrà tempo per ridisegnare la misura, anche perché andrà «armonizzata» con altri sostegni come il Reddito. Il bonus per i figli piace anche all’Assindatcolf (il sindacato dei datori di lavoro domestico) che però reputa insufficiente la soglia massima di 400 euro al mese per la dote unica, inserita nella proposta di legge a prima firma Delrio, e chiede la totale deduzione dei costi di baby-sitting. (

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