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SOS NEL RAVENNATE, MIGLIAIA UCCELLI MORTI PER BOTULINO

Aperta inchiesta,sopralluogo Procura. Ambientalisti,è una strage
Migliaia di uccelli morti, anatre come germani e folaghe, trampolieri come le avocette, altre centinaia agonizzanti. L’ecatombe si sta consumando in una Valle del Delta del Po, la valle Mandriole, nel Ravennate, e le prime analisi indicano nel botulino la causa dell’intossicazione, un ceppo che colpisce solo uccelli, non l’uomo, ma che non è meno pericoloso per la salute del territorio. Sulla strage, scatenata dalla proliferazione del batterio per il prosciugamento degli invasi, la Procura di Ravenna sta indagando, mentre gli ambientalisti denunciano pesanti criticità nella gestione idrica del bacino. Il sito colpito dall’epidemia, conosciuto anche come Valle della Canna, è molto prezioso dal punto di vista ambientale: è una delle zone umide costiere nelle quali vivono specie rare e protette. Su questa imponente moria di avifauna i riflettori si sono accesi nel fine settimana, con la denuncia di associazioni ambientaliste di almeno mille esemplari recuperati morti e centinaia agonizzanti. Un conto destinato a salire visto che ancora si stanno raccogliendo carcasse e molti altri uccelli sono agonizzanti. Per far luce sulle responsabilità di quanto accaduto la Procura ha aperto un’inchiesta. Il procuratore Alessandro Mancini, titolare del fascicolo assieme al pm di turno Stefano Stargiotti, ha compiuto un sopralluogo nella valle. L’ipotesi di reato configurabile oscilla tra l’inquinamento e il disastro ambientale. Al momento gli animali intossicati sono almeno 1.300 anche se stime ufficiose indicano che oltre 3.000 esemplari potrebbero avere contratto la patologia che si è fin qui rivelata letale in oltre il 90% dei casi. A differenza del botulismo, pericoloso per gli esseri umani, provocato dall’ingestione di alimenti contaminati, il ceppo che colpisce gli uccelli è specifico per questi animali: si tratta della tossina C, molto tossica per anatre e oche. Non è letale per l’uomo, insomma, ma gli effetti sull’avifauna e sull’ambiente sono devastanti. Tra l’altro manca ancora un ‘censimentò di quali e quante specie siano state colpite e in che proporzioni. L’Ente Parco lunedì ha sospeso la caccia nel raggio di tre chilometri dalla zona colpita. Il Comune di Ravenna sabato ha fatto sapere «di aver favorito azioni straordinarie per il ricambio delle acque della valle in maniera rapida». Venendo a mancare l’acqua – gli invasi sono alimentati dal fiume Lamone – è mancato l’ossigeno. Condizioni ideali per la proliferazione del botulino, normalmente presente ma non in concentrazioni letali. Ed è sulla criticità della gestione idrica che si scagliano gli ambientalisti. La situazione «è molto grave», commenta Antonino Morabito, Legambiente, perché «tutte le amministrazioni competenti, Comune, Regione ed Ente parco, da anni sapevano» del «potenziale pericolo» derivante dal prosciugamento degli invasi, e «non hanno messo in atto le misure necessarie per impedirlo». Tra l’altro, aggiunge, sono stati «ignorati» alcuni campanelli d’allarme, come «i primi uccelli che stavano male trovati e segnalati dai cittadini già a metà settembre». Sulla stessa linea i Verdi dell’Emilia-Romagna, per i quali si tratta di una strage che «con una corretta gestione dell’acqua» si sarebbe «potuta evitare». Lipu-BirdLife Italia avverte: fenomeni simili possono essere aggravati anche dai cambiamenti climatici e per prevenirli «serve un cambio di rotta».

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