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A CACCIA DI 3 MLD, CDM SU MANOVRA VA IN ZONA CESARINI

Manca la quadra e i tempi si dilatano. Il governo è al lavoro su una manovra da quasi 30 miliardi di euro, ma più di tre sono ancora ballerini. Su come portarli a casa le idee ci sarebbero. Però, quando le nuove proposte vengono messe sul piatto, nella maggioranza qualcuno dice no. E si torna al punto di partenza. Per esempio, l’ipotesi di allungare di tre mesi le finestre di uscita per i lavoratori che vanno in pensione con Quota 100 non ha convinto appieno il ministero del lavoro. La misura non è tramontata, la discussione è in corso. Come non è stata ancora archiviata la rimodulazione dell’Iva, che però non piace a Italia Viva e al Movimento Cinque Stelle, anche se fosse a saldo complessivo zero. Un’incertezza che si riflette sulle agende: per domenica è atteso un vertice di maggioranza che slitta da giorni. Ma ancora non è stato ufficialmente convocato. Pure i sindacati attendono un nuovo tavolo tecnico, ma non sanno quando ci sarà. E il consiglio dei ministri previsto per lunedì su manovra e decreto fiscale potrebbe essere rinviato a martedì mattina, in zona Cesarini rispetto al termine della mezzanotte, quando il governo dovrà inviare all’Unione europea il documento programmatico di bilancio, cioè una sintesi della manovra. «La scadenza è il 15 – ha detto il premier Giuseppe Conte – e prima del Cdm faremo un vertice di maggioranza. Saranno giorni febbrili». Il gap delle risorse è nel decreto fiscale, che individua ‘solò 3,3 miliardi dei 7 che dovrebbero arrivare dalla lotta all’evasione. Anche se il governo ribadisce che l’obiettivo sarà centrato e il viceministro all’Economia, Antonio Misiani, ha più volte spiegato che provvedimenti anti evasione saranno non solo nel dl fisco ma anche direttamente nella manovra. Il dibattito in maggioranza si è un pò inceppato sulla possibilità di prevedere pene più severe già nella legge di bilancio. Il Movimento Cinque Stelle spinge: «Non si può perdere altro tempo per le manette ai grandi evasori», ha ribadito Luigi Di Maio. Mentre il segretario Pd, Nicola Zingaretti, ha prospettato la possibilità di togliere il tema dal tavolo della manovra, rinviandolo ad un provvedimento ad hoc. Nell’affannoso tentativo di far tonare i conti, alcuni provvedimenti escono definitivamente dal paniere e altri si affacciano. La tassa sulle merendine e quella sui voli aerei sembrano finite definitivamente in cantina, mentre ancora c’è dibattito sulla possibilità di combattere l’evasione con la compensazione, per decurtare dai rimborsi fiscali (come le detrazioni per le spese mediche o le ristrutturazioni) le eventuali imposte non pagate. Anche l’ipotesi di introdurre una tassa sulle sim della clientela business, che ha creato una certa agitazione fra le forze della maggioranza, non è stata accantonata del tutto. Sembra invece in dirittura di arrivo la ‘grande Imù, cioè un’unica aliquota dello 0,86% sugli immobili che fonda Imu e Tasi. Resta il taglio del cuneo fiscale: «Dovendo non far aumentare l’Iva – ha spiegato Conte – non avremo grandi margini sul cuneo fiscale ma anche in questo contesto stiamo lavorando per dare i segni di una svolta. Asili nido per famiglie meno abbienti, un potenziamento del piano ricerca, certo non tutto lo troverete o sarà consistente, ma faremo meglio». Sarà possibile anche contando sui «18 miliardi in tre anni che porterà lo spread più basso rispetto al passato». Perché il governo deve fare i conti prima con i numeri, poi con le questioni tecniche e infine con gli equilibri politici. In questi giorni gli uffici sono al lavoro per limare e studiare le misure, che poi vengono portare sui tavoli di maggioranza, per essere approvate, limate, cestinate. Il ministero dell’Economia guardava con un certo entusiasmo all’ipotesi di mettere mano a un super riordino dei bonus, per portare semplificazione e risparmi. Ma farlo significa discutere di volta in volta con le categorie coinvolte. Serve tempo. Adesso non c’è. Anche l’assegno unico per le famiglie è approdato su una più sfumata «unificazione degli strumenti» da fare in tre anni. Il progetto però piace a tutti in maggioranza. Anche Di Maio lo ha rilanciato: «Adesso abbiamo una riforma della giustizia da fare, una legge di bilancio, una fiscalità di vantaggio per le famiglie con i figli con l’assegno unico».

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