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Il Papa fa il suo mestiere, nessuno deve avere fame. Ma la Chiesa è in linea?

Il Papa torna a chiedere una economia che metta al centro la persona e che nel fare questo si prenda cura anche della ‘casa comune, la terra, troppo spesso sfruttata con avidità. L’appello a non sprecare il «pane dei poveri», in un mondo in cui paradossalmente non hanno cibo 820 milioni di persone mentre 700 milioni sono sovralimentate, è arrivato nel messaggio del pontefice alla Fao in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione. E’ un monito ricorrente, da parte del Santo Padre. Ma se milioni di uomini non hanno cibo la Chiesa ha qualche responsabilità? E’ schierata dovunque e comunque dalla parte dei poveri? Il Vaticano è esempio francescano da questo punto di vista? Di cibo, terra e ambiente, Francesco parla anche in un libro di prossima pubblicazione («Nostra Madre terra» per la Lev). «Sogno sinceramente una crescita nella consapevolezza e un pentimento sincero da parte di noi tutti – scrive il pontefice, come riferiscono nelle anticipazioni il Corriere della Sera e l’Osservatore Romano -, uomini e donne del XXI secolo, credenti e non, da parte delle nostre società, per esserci lasciati prendere da logiche che dividono, affamano, isolano e condannano. Sarebbe bello se diventassimo capaci di chiedere perdono ai poveri, agli esclusi; allora diventeremmo capaci di pentirci sinceramente anche del male fatto alla terra, al mare, all’aria, agli animali». Come nell’Enciclica «Laudato sì» Papa Francesco torna a parlare di ecologia umana perché «è ormai noto che inquinamento, cambiamenti climatici, desertificazione, migrazioni ambientali, consumo insostenibile delle risorse del pianeta, acidificazione degli oceani, riduzione della biodiversità sono aspetti inseparabili – spiega – dall’inequità sociale: della crescente concentrazione del potere e della ricchezza nelle mani di pochissimi e delle cosiddette società del benessere, delle folli spese militari, della cultura dello scarto e di una mancata considerazione del mondo dal punto di vista delle periferie, della mancata tutela dei bambini e dei minori, degli anziani vulnerabili, dei bambini non ancora nati». Nel messaggio alla Fao Papa Francesco ha invece sottolineato quanto sia «crudele, ingiusto e paradossale che, al giorno d’oggi, ci sia cibo per tutti e, tuttavia, non tutti possano accedervi». Ma «la lotta contro la fame e la malnutrizione non cesserà – avverte Bergoglio – finché prevarrà esclusivamente la logica del mercato e si cercherà solo il profitto a tutti i costi, riducendo il cibo a mero prodotto di commercio, soggetto alla speculazione finanziaria». E dunque «la prima preoccupazione dev’essere sempre la persona umana, specialmente coloro che mancano di cibo quotidiano». Solo «quando la persona umana sarà collocata nel posto che le spetta – afferma il Papa -, allora le operazioni di aiuto umanitario e i programmi di sviluppo avranno un impatto maggiore e daranno i risultati sperati. Non possiamo dimenticare – conclude Papa Francesco – che ciò che accumuliamo e sprechiamo è il pane dei poveri». Ma anche la Chiesa, i vescovi, i cardinali tengono in piedi un sistema che certo incute timore e rispetto ma non dà il senso di chi si spoglia di tutto per dare ai poveri.

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