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GUALTIERI DEBUTTA A FMI, ITALIA NON PIÙ FATTORE DI RISCHIO

L’Italia non viene più considerata un fattore di rischio. Appare soddisfatto Roberto Gualtieri al suo esordio come ministro dell’economia ai lavori del Fondo monetario internazionale. Parla di riscontri assolutamente positivi: non solo perchè il nostro Paese non figura più nella lunga lista di fattori a cui viene imputato il rallentamento della crescita globale, ma anche perchè c’è un nuovo clima di fiducia intorno al nuovo governo. Certo, alcune criticità che da sempre penalizzano il nostro Paese restano, come il livello del debito pubblico. «Ancora troppo elevato», spiega Poul Thomsen, responsabile del dipartimento europeo del Fondo, ribadendo come sia più che mai necessario che Roma metta a punto «un piano credibile nel medio termine». Mentre il vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis, annuncia che Bruxelles chiederà all’Italia chiarimenti sulla manovra: «Dove vediamo rischi di devianza dalle regole di bilancio della Ue chiediamo a questi Paesi ulteriori chiarimenti. E l’Italia – ha detto il vicepresidente dell’esecutivo europeo – sarà tra quei Paesi a cui chiederemo ulteriori chiarificazioni».
Ma Gualtieri appare tranquillo. La manovra l’ha illustrata ai colleghi in questa prima giornata di incontri nel quartier generale del Fmi a Washington, spiegando come il governo stia affrontando il problema del debito e dei conti con l’attenzione che merita: «Il debito è stato messo su una traiettoria discendente, ma indichiamo obiettivi realistici. È proprio quello che vogliamo, numeri credibili, con un percorso di discesa del debito che sia sostenibile». Basta dunque fare previsioni che già si sa non verranno rispettate. E che l’Italia non si trovi più in questa fase in una situazione critica lo emerge dalle parole del commissario europeo uscente agli affari economici e monetari Pierre Moscovici, in passato a Bruxelles uno dei principali fustigatori dei nostri conti pubblici, insieme a Dombrivskis.
«Stiamo analizzando la manovra dell’Italia e cercando di capire se i conti tornano, e se il leggero deterioramento può essere spiegato ragionevolmente», afferma il francese, evidenziando come il fatto che non ci siano criticità «non vuol dire che non ci siano dei progressi da fare». Ma – ha proseguito – il dialogo con il nuovo governo Conte sulla manovra è stato molto più facile rispetto ai negoziati con il precedente esecutivo: «Questo governo ha un atteggiamento favorevole verso l’Europa, conosce le regole e vuole rispettarle», ha spiegato Moscovici, parlando ci «scambi positivi» con il ministro Gualtieri. «Lui è un esperto di regole europee avendo presieduto per cinque anni la commissione economica del Parlamento europeo», ha ricordato. A preoccupare la comunità internazionale in questo momento sono invece il processo della Brexit e la tensione sui dazi. Questi ultimi per Gualtieri «non sono mai una risposta, ma piuttosto sono una delle cause del rallentamento dell’economia globale». E il ministro dell’economia lo ha detto al segretario al tesoro americano che ha incontrato a margine dei lavori del Fmi, spiegandogli che i dazi Usa scattati nelle ultime ore contro l’Europa colpiscono anche il made in Italy: «È gli ho detto che questa è una cosa ingiusta per l’Italia che con il caso Airbus non c’entra niente».

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