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Ex Ilva, Conte tra la folla a Taranto: ‘Non ho la soluzione in tasca’

Conte affronta la protesta e le speranze di ambientalisti, operai cittadini di Taranto davanti allo stabilimento ex Ilva. Un lungo botta e risposta davanti alle telecamere con la folla, fatto anche di momenti di tensione: ‘Non ho la soluzione in tasca’, ha detto il presidente del Consiglio.
Il premier a molti di loro chiede: “Cosa volete, la riconversione?“. Ma il gruppo che lo assedia all’esterno prima che possa entrare dagli operai ha una parola d’ordine: chiusura. Solo qualcuno accenna alla possibilità di una riconversione, impiegando per questo gli operai per la bonifica. Conte rivendica attenzione all’ambiente: “Stiamo lavorando tanto per l’energia pulita”.

“Chiusura! Chiusura!”. E’ stato un incontro ravvicinato, quasi un corpo a corpo, tra il presidente del Consiglio, circondato da agenti della Digos, e un gruppo di cittadini che invocano la chiusura del Siderurgico e il reimpiego degli operai nelle bonifiche. Conte, recatosi nello stabilimento siderurgico di Taranto per ascoltare lavoratori e cittadini, ha cercato di stemperare la tensione accarezzando uno degli attivisti, mentre altri scandivano il coro “Taranto Libera! Taranto libera“. Il premier non si è sottratto al confronto e ha detto a chi con le urla copriva la sua voce: “dovete stare zitti, mi dovete far parlare“. “Noi – ha sottolineato l’operaio Raffaele Cataldi, rappresentante del Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti – diciamo di prendere esempio dall’accordo di programma di Genova. Là è stata chiusa l’area a caldo perchè giudicata incompatibile con la vita umana ed è stata trasferita a Taranto. Noi diciamo di chiudere le fonti inquinanti e reimpiegare gli operai nelle bonifiche”. Ed ancora: “qui ci ammaliamo e rischiamo la vita perchè non siamo in sicurezza. Avete emanato decreti dopo che sono morti nostri colleghi e le loro mogli non sanno quando avranno giustizia”.

Conte sta partecipando al consiglio di fabbrica dei sindacati metalmeccanici all’interno dello stabilimento siderurgico di Taranto dopo aver ascoltato cittadini e rappresentati di movimenti e associazioni e aver avuto un colloquio con la dirigenza aziendale. Sono presenti anche i segretari confederali territoriali di Cgil, Cisl e Uil e decine di delegati. “Sembra l’aula di una lezione universitaria”, ha detto Conte prima di cedere il microfono ai rappresentanti sindacali. Il segretario generale della Uilm Antonio ha chiesto al premier “di fare presto perchè gli impianti marciano al minimo e sono destinati alla fermata totale senza provvedimenti” e ha auspicato una soluzione per “salvaguardare il diritto alla salute e il diritto al lavoro”. Il coordinatore delle Rsu della Fiom Cgil Francesco Brigati ha affermato che “in questa fase abbiamo bisogno della politica e della scienza. Più volte abbiamo chiesto politiche industriali che non mettano in contrapposizione salute e lavoro. Per quanto riguarda la scienza, abbiamo chiesto più volte la Viias, valutazione integrata di impatto sanitario e ambientale per stabilire se la produzione è compatibile o meno con questo territorio”.

Alla scadenza delle 48 ore concordate a Palazzo Chigi, tace Mittal malgrado il pressing del governo: ‘Adempia ai suoi impegni’, dice il ministro Di Maio al Forum ANSA. Mentre si chiamano fuori gli indiani di Jindal, si guarda ad acquirenti cinesi, ma si pensa anche alla nazionalizzazione: ‘Se il mercato fallisce, tocca allo Stato‘, afferma il ministro pugliese delle Regioni Boccia.

I metalmeccanici chiedono “all’azienda l’immediato ritiro della procedura di retrocessione dei rami d’azienda e al governo di non concedere nessun alibi alla stessa per disimpegnarsi, ripristinando tutte le condizioni in cui si è firmato l’accordo del 6 settembre 2018 che garantirebbe la possibilità di portare a termine il piano Ambientale nelle scadenze previste”.

Fim, Fiom e Uilm sostengono che “la multinazionale ha posto delle condizioni provocatorie e inaccettabili e le più gravi riguardano la modifica del Piano ambientale, il ridimensionamento produttivo a quattro milioni di tonnellate e la richiesta di licenziamento di 5mila lavoratori, oltre alla messa in discussione del ritorno a lavoro dei 2mila attualmente in Amministrazione straordinaria”.

“Il Governo parla di allarme rosso ma non ha una idea precisa di cosa fare. L’azienda, tenendo fede a quanto scritto nella lettera di recesso, sta portando gli impianti al minimo della capacità di marcia. In queste condizioni entro fine mese ci sarà lo stop totale, compreso l’Afo2. Bisogna intervenire presto”, dice all’ANSA il segretario generale della Uilm di Taranto, Antonio Talò, di rientro in città dopo aver partecipato ieri sera al tavolo di crisi convocato dal premier Giuseppe Conte.

Il gruppo indiano Jindal, intanto, nega un interesse per gli asset dell’ex Ilva, dopo la ritirata di ArcelorMittal. “Smentiamo con forza” si legge in un tweet postato sul canale Twitter del gruppo, le indiscrezioni di stampa secondo cui “Jindal Steel & Power potrebbe rinnovare il suo interesse per l’acciaieria di Taranto”.  Oggi sciopero di 24 ore negli stabilimenti ArcelorMittal di Taranto.

Il leader M5s, Luigi Di Maio, ospite del Forum ANSA, si è soffermato a lungo sulla vicenda dell’ex Ilva. Secondo il ministro, l’azienda va obbligata a restare.

Moody’s conferma il rating ‘Baa3’ di ArcelorMittal ma cambia l’outlook da ‘stabile’ a ‘negativo’. La revisione, si legge in una nota, “riflette il rapido declino degli utili quest’anno nel contesto di una domanda calante da parte del mercato finale e di un deterioramento degli spread sull’acciaio”. “Ulteriori pressioni al ribasso” sul rating potrebbero arrivare “dall’incapacità di dare esecuzione senza attriti e in modo tempestivo alla proposta di risoluzione dell’acquisto dell’Ilva”.

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