| categoria: Dall'interno

Maturità senza pace, ogni nuovo ministro vuole dire la sua

 

Di Giulio Terzi

 

 

La prima maturità sperimentale, autentico spartiacque tra l’esame dei nonni e dei padri e quello del Sessantotto, risale appunto a quegli anni caldi della contestazione. Prima si portavano tutte le materie, era una prova impegnativa, ma si arrivava preparati perché, in fin dei conti, si studiava e c’erano professori esigenti, Da quell’estate di svolta, anno scolastico 1968-69, tutto è cambiato. E ogni ministro della Pubblica Istruzione, da quel momento in poi, volle aggiungere un “suo” tassello a quella riforma epocale, snaturando l’esame di maturità fino a farlo diventare, talvolta, “altro”. Ministri “politici”, e ministri pesanti, fortemente ideologizzati o culturalmente egemoni.Il trend non è cambiato nel corso degli anni, le variazioni si sono succedute, passi avanti e passi indietro, inversioni a U, mai niente di trascendentale e di fortemente utile. Ci risiamo anche in questi mesi, in queste settimane, nuovo ministro e nuova maturità. In sostanza L’esame di Stato cambia ancora. Dopo la reintroduzione della Storia nella prima prova, e l’eliminazione delle buste per la prova orale, si torna indietro anche per quel che riguarda la prova Invalsi. Per poter essere ammessi al prossimo esame di Maturità infatti, sarà obbligatorio aver partecipato alla prova durante l’ultimo anno delle superiori.A confermarlo, la circolare del ministero dell’Istruzione, che spiega come, “ai fini dell’ammissione dei candidati interni all’esame di Stato dell’anno scolastico 2019/2020, oltre al requisito della frequenza scolastica e del profitto scolastico, anche il requisito della partecipazione alle prove a carattere nazionale predisposte dall’Invalsi e quello dello svolgimento delle attività programmate nell’ambito dei percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento, secondo il monte ore previsto dall’indirizzo di studi”.

Tutti contenti? La mancanza di reazioni non è significativa e rappresenta soprattutto il disinteresse per l’argomento. I problemi sono altri, la scuola ha perso la valenza di un tempo anche come argomento di conversazione in famiglia, solo i sindacati e gli addetti ai lavori dibattono e discutono. E nessuno pensa di andare a fondo, di capire come si può aggiornare la scuola e tenerla al passo con i tempi, nessuno pensa ad una revisione sostanziale dell’esame di maturità che tenga conto di quel che sta succedendo intorno, fuori dalle quattro mura scolastiche.Non c’è un processo formativo adeguato e non ci sono investimenti in un discorso di prospettiva. Le piccole modifiche, gli aggiustamenti, lasciano il tempo che trovano. Ma i ministri sono quelli che sono, non si può pretendere di più

 

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