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| categoria: editoriale

Parliamo di giovani sardine italiane

Parliamo di sardine. Di giovani sardine italiane. Non di mercato ittico, non di problematiche legate al pesce azzurro. Ma di politica. E facciamo finta di non capirne nulla, lasciamo da parte dietrologie e machiavellismi. Siamo di fronte ad un fenomeno inusuale, che sia stato indotto o che sia spontaneo poco importa a questo punto. Nasce così improvvisamente, da una scintilla bolognese, e diventa un incendio che si propaga di città in città, a macchina d’olio.  Tutti gli accostamenti con forme di contestazioni giovanili del passato non reggono, non c’è un obiettivo dichiarato, una protesta precisa, una rivendicazione politica. Non c’è una ideologia alle spalle. Ma pensare che questa aggregazione spontanea nata da quattro amici al bar è difficile da digerire, e la diffusione del messaggio via social con risultati così importanti non può non spaventare. Se è così semplice l’utilizzo di questo veicolo di  comunicazione viene da chiedersi perché i partiti, i poteri occulti, o più prosaicamente le grandi aziende per fini meramente commerciali non siano in grado di ottenere gli stessi risultati. Stupefacenti. Certo, ci si mettono i media a fare da cassa di risonanza. E sono tremendamente efficaci quando si tratta di creare il personaggio, di caricare fino all’eccesso un argomento di forte impatto. Ma ci deve essere dell’altro. I giovani ormai, i millennians, i nativi digitali, sono massa che viaggia su corsie diverse rispetto alla Italia adulta, chi sa come intercettare i loro bisogni può fare miracoli. O danni incalcolabili. Intervistati dai media sembrano tutti belli e spontanei, rispondono con slogan e sognano un mondo migliore, schifati dalla politica e dal potere. La loro forza di aggregazione dietro a parole d’ordine e concetti elementari è fortissima. Ma non si può pensare che passi uno schematismo d’accatto che vede le sardine come reazione all’atteggiamento e alla politica di Salvini, alla sua operazione politica che mira alla conquista della Emilia ex rossa. Le sardine sono di sinistra? Sono un fenomeno sociale e politico? Non si riesce a capire. Certo non sono di destra.  Ma quando il leader dichiarato del movimento – diamo pure questa patente al giovane protagonista e ai suoi compagni – parla per un’ora in tv davanti a quel pescecane del giornalismo politico che risponde al nome di Lucia Annunziata senza perdere un colpo, esprimendosi come un adulto vaccinato e colto, in linea con i tempi e i modi della comunicazione televisiva ci si chiede se tutti i giovani siano così – e ci sentiamo di poterlo escludere – o se venga da Marte, o -ipotesi peggiore – se sia costruito a tavolino, un attore che recita una parte.  In questi giorni scorrendo i takes di agenzia ci si trova  di fronte a quello che sembra un bollettino di guerra (politica) che si combatte nelle piazze. Diecimila a Bologna, cinquemila a Bari, tremila a Foggia, tremila in Sardegna e via così. Sabato prossimo a Roma l’obiettivo ambizioso di chi cura la regia è di centomila. Sommando le piazze di queste settimane si raggiungono cifre importanti, importantissime. Dove si vuole arrivare? Diciamo che a fronte di queste masse particolarmente attive e sensibilizzate – a pensar bene sono sempre le stesse che si mobilitano per l’ambiente e dietro altre bandiere sociali – ci sono milioni e milioni di giovani che di scendere in piazza non ci pensano proprio, che a malapena sanno dell’esistenza delle sardine e che hanno problemi diversi quotidiani da affrontare, o più semplicemente sono degli analfabeti nel campo socio-politico.  Accadde anche negli anni caldi della contestazione giovanile, quando sembrava che il ’68 fosse un fenomeno di massa: è vero, ha cambiato il mondo, ha cambiato i costumi e le sensibilità sociali, è stato “rivoluzione”, ma la massa dei giovani dai 18 ai 15 anni, a quell’epoca, fu coinvolta in minima parte, non aderì né capì ciò che stava accadendo. Un po’ come ora, dove stiamo confondendo un fenomeno di grande interesse con una presa di coscienza di tutto l’universo giovanile. Oggi ci sono gli strumenti  per creare “in vitro” una situazione del genere, ed è vero che i ragazzi e i giovani adulti hanno bisogno urgente di trovare mission personali, ideali, bandiere sotto le quali riconoscersi. Ma è altrettanto vero  che a tavolino questa voglia di fare può diventare un fenomeno indotto, manipolabile. Chiudo la riflessione con una considerazione personalissima. Ho trovato sul mio  cellulare l’invito ad essere uno dei centomila di Roma. Una sorta di manifestino con l’annuncio e un questionario. Chi sono, cosa ne penso, parteciperò? Basta barrare la crocetta e seguire le indicazioni, che comprendono ora e luogo dell’appuntamento. E’ evidente, non ho nessun legame con le sardine, non sono certo un simpatizzante. Questo message in the bottle sarà sui cellulari di centinaia di migliaia di giovani e adulti italiani, molti risponderanno, daranno la loro adesione. Finisce così che i numeri non sono più controllabili né gestibili. Ma chi siede nella sala di regia e manovra la consolle?

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