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| categoria: politica

FOCUS/ DI MAIO LANCIA TEAM FUTURO E AVVERTE,STOP POLEMICHE

– Potrebbe essere il trampolino per il rilancio della leadership di Luigi Di Maio ma potrebbe essere anche l’ultima tappa della guerra interna al M5S: il Team del futuro segna, in ogni caso, un «prima e un dopo» nella storia recente del Movimento. Dopo due giorni di votazioni, la certificazione degli iscritti su Rousseau dei 6 facilitatori organizzativi è arrivata con un sì netto mentre più frizzante è stata la gara tra i membri assegnati alle varie aree, con qualche esclusione un pò a sorpresa, come quelle di Claudio Cominardi o di Michele Gubitosa. Ma per Di Maio il voto è comunque una vittoria. La collegialità nelle decisione ora ci sarà, ci continuerà a far polemica è solo per un titolo sui giornali, è il ragionamento del leader M5S ai suoi. Domani, al Tempio di Adriano, ci sarà la presentazione. Sul palco ci saranno prima i 12 facilitatori assegnati ai settori: Valentina D’Orso alla Giustizia, Luca Carabetta all’Innovazione, Andrea Cioffi ai Trasporti, Maria Pallini al Lavoro, Valeria Ciarambino alla Sanità, Iolanda Di Stasio agli Esteri, Giampiero Trizzino all’Ambiente, Vincenzo Presutto all’Economia, Luca Frusone alla Difesa, Dino Giarrusso all’Istruzione, Gennaro Saiello alle Imprese, Luciano Cadeddu all’Agricoltura. Poi toccherà ai sei facilitatori organizzativi, membri di quella che è di fatto una segreteria nazionale, sebbene questo nome nell’universo 5 Stelle sia un tabù. E allora sul palco saliranno Paola Taverna, Danilo Toninelli, Enrica Sabatini, Ignazio Corrao, Barbara Floridia, Emilio Carelli. Una squadra che riunisce «vecchia guardia, »casaleggiani«, ex ministri delusi ed ex membri del inner circle via via allontanatisi. Ed è con questa squadra che Di Maio proverà a stemperare le tensioni interne. Ribadendo un concetto: »il M5S non si può far assorbire« ne a destra ne a sinistra e deve mantenere il punto sulle battaglie più identitarie, come quella sulle banche di queste ore. Proprio in merito al dossier banche il leader M5S la prossima settimana punta ad accelerare sulla presidenza della commissione parlamentare d’inchiesta. La partita è più che mai aperta anche perché, l’iniziale candidato scelto dal M5S, Elio Lannutti, difficilmente avrà l’ok degli alleati (pesa ancora la gaffe sul popolo ebraico) e il senatore potrebbe farsi da parte. Nel frattempo i vertici provano a cavalcare le scorie delle tre uscite al Senato in direzione Lega per ricompattare il Movimento. »L’imbarazzo« creato da Ugo Grassi, Francesco Urraro e Stefano Lucidi »gira sulle chat dei parlamentari«, spiega una fonte M5S nel giorno in cui fa rumore il post su facebook in cui Grassi rivela il contributo da 3mila euro mensili alla Lega per far fronte al debito dei 49 milioni. Ma, dall’altra parte, i tre addii aprono un potenziale vaso di Pandora con Di Maio stretto tra i governisti filo-Conte, che mal sopportano la linea dura a volte adottata dal capo politico, e chi è sensibile alle sirene leghiste. E a legare tutte le anime della ribellione c’è sempre l’accusa di un deficit di democrazia all’interno del Movimento. Per questo Di Maio è chiamato ad una duplice sfida: rinsaldare la sua leadership e allo stesso tempo investire il Team del futuro di una collegialità che non sia di facciata. 

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