| categoria: sanità

DIETRI AI FATTI / BEVERE FUORI DA AGENAS: E’ SPOIL SYSTEM

di Rosaria Marino

 

Il nostro è il Paese delle contraddizioni, da una parte s’invoca la meritocrazia e dall’altra si continua a scegliere i manager sulla base del gradimento soggettivo dei politici, si scrivono le leggi (Bassanini) che distinguono i ruoli della gestione da quello della politica, ma di fatto si chiede ai manager di essere solo “notai” delle scelte politiche, s’invoca il rispetto della Costituzione e la disattende nel principio che sancisce l’obbligo della continuità amministrativa. Lo spoil system, così anglosassone da non aver nulla in comune con il nostro sistema amministrativo, viene chiamato in causa ogni volta che la politica lo richiede e così Francesco Bevere manager di AGENAS, appena riconfermato dall’ex Ministro alla salute Grillo, è stato defenestrato da pochi giorni dall’agenzia che ha diretto per molti anni, dopo essere stato direttore del San Giovanni, dell’IFO e della programmazione del ministero.
L’avvicendamento di un manager non è certo cosa scandalosa ed anzi può rendersi necessaria se la decisione si fonda sulla qualità del lavoro svolto e sugli obiettivi raggiunti, purtroppo lo spoil system si basa su scelte diverse, tutte politiche che non aiutano gli Enti a proseguire in un percorso di strutturazione e di cambiamento. Ogni volta che lo scenario politico si modifica, immancabilmente cambiano tutti i manager delle aziende pubbliche ed a cascata nelle strutture che vanno a dirigere si sostituiscono dirigenti, cambiano programmi ed obiettivi, in una parola si ricomincia daccapo.

Allo sconcerto dei dipendenti che sentono maggiormente il ruolo pubblico che rivestono, si unisce un clima da stadio tra il vecchio che si ritira impaurito di subire rappresaglie ed il nuovo che avanza con l’arroganza di chi è consapevole di avere un potere che intende assolutamente esercitare. C’è da chiedersi come sia possibile immaginare che la pubblica amministrazione possa funzionare in condizioni di costanti cambiamenti sia di programmi che di dirigenti. Inoltre se ai manager non si chiede di fare il bene delle istituzioni che dirigono, ma di piegare il loro lavoro ad interessi di partito, e se la  valutazione del loro operato si basa sulla capacità di essere in sintonia con la politica che governa al momento piuttosto che sui loro meriti, il risultato è un inevitabile aumento della mediocrità dei più alti livelli dirigenziali. Infatti un “vero” manager chiede di essere valutato sulle sue capacità, vuole ricevere un mandato con obiettivi chiari ed essere lasciato libero di lavorare per raggiungerli, quindi non sarebbe disponibile. Dunque se vi è davvero la volontà di cambiare il sistema a favore dei cittadini, si deve ripartire da una vera riforma della struttura amministrativa pubblica da rendere più snella e più efficiente, ma per riuscire è necessario che la politica esca dall’ipocrisia di una terzietà con la “gestione” che non è mai esistita e che non si è mai realmente presa in considerazione.

 

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