| categoria: editoriale

Povera scuola italiana

n una lettera al premier Conte ed è subito esploso un clamoroso caso politico. Un posto da ministro non si lascia senza un buon motivo e quindi le ragioni dell’insano gesto vanno certamente cercate in  seno alle guerre intestine al M5S, non certo nei problemi della scuola. Scherziamo? Fioramonti se ne va per protesta contro Di Maio, conta già di crearsi un suo partitino con altri dissidenti grillini. Sarà così? Le indiscrezioni giravano da giorni e del resto nelle scorse settimane il ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti aveva affermato che avrebbe voluto vedere destinati i tre miliardi chiesti per il suo ministero oppure era pronto a lasciare. Sapeva che non sarebbero arrivati. Un pretesto dunque? Si era pronunciato contro il blocco dell’aumento dell’Iva e aveva ripetutamente detto che tre miliardi non erano certo sufficienti per scuola, università e ricerca, ma erano il minimo indispensabile. Aveva usato l’espressione “linea di galleggiamento”. “Pare- aveva aggiunto –                                                                                                                                         che le risorse non si trovino mai quando si tratta della scuola e della ricerca, eppure si recuperano centinaia di milioni di euro in poche ore da destinare ad altre finalità quando c’è la volontà politica”. Poi la rottura e le dimissioni. Quello che interessa è che non crei problemi alla maggioranza. Il gruppo che vorrebbe costituire in parlamento sarebbe a sostegno del premier. Quanto al nuovo ministro dell’Istruzione, il nome sulla bocca di tutti è quello di Nicola Morra, attualmente presidente della Commissione parlamentare antimafia. Incredibile, vero? Ci sarebbe voluto più coraggio, ha detto Fioramonti. Giusto. Ma non solo o non tanto da parte del governo quando da parte del ministro dimissionario. Se la scuola è a pezzi, se non forma e non educa più, c’è bisogno di rimboccarsi le maniche, di lottare, di impegnarsi, di non arrendersi. Non di scappare. Evidentemente Fioramenti non la vocazione né lo spessore necessari per misurarsi con  una questione così importante, difficile, decisiva. I soldi servono per aumentare gli stipendi, le idee costano zero. Quello che manca è un nuovo processo educativo, è un progetto aderente alla realtà, manca una formazione adeguata dei docenti: manca la scuola, in  sostanza. Ma la politica fa finta di non capirlo.

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