| categoria: editoriale

L’azzardo di Trump a caccia di voti

Possibille? Donald Trump ci mette tutti nei guai per ragioni di bottega personale? Cede ai falchi, solleva un polverone ignorando il Congresso per oscurare l’impeachment?  E’ una tesi fondata quella dell’azzardo. Un calcolo pericoloso, questa decisione del presidente Usa di far fuori il secondo uomo più potente dell’Iran, il generale Qassem Soleimani.  Si tratta certamente della  mossa degli Stati Uniti più pericolosa in Medio Oriente dall’invasione dell’Iraq nel 2003. Ma in gioco non c’è solo la necessità di dimostrare risolutezza, leadership di fronte alle molteplici provocazioni di matrice iraniana. C’è anche la partita delle elezioni presidenziali americane del prossimo novembre, e la ricerca spasmodica del tycoon di una rielezione nonostante l’ostacolo impeachment. Così, a pochi giorni dall’inizio del processo in Senato, Trump cede ai tanti falchi nell’amministrazione e nel partito repubblicano. Imprime un cambio di rotta radicale alla sua strategia nella regione mediorientale, mostrando i muscoli con quello che alla Casa Bianca viene descritto come un atto di «auto difesa», ma a Teheran viene considerato come un vero e proprio «atto di guerra». Il precedente è inquietante,  fece lo stesso Bill Clinton il 16 dicembre 1998, ordinando i raid contro il regime di Saddam Houssein a tre giorni dall’inizio del processo di impeachment nei suoi confronti. Quattro giorni di bombardamenti per punire il dittatore iracheno reo di non collaborare con gli ispettori dell’Onu a caccia di armi di distruzione di massa. Clinton fu accusato di voler oscurare il circo mediatico attorno al suo caso, proprio come i democratici ora accusano Trump. Quello stesso Trump che tra il 2011 e il 2012 con una serie di tweet accusò Barack Obama di cercare la guerra con Teheran per essere rieletto. Finì con lo storico accordo sul nucleare iraniano del 2015 divenuto carta straccia nelle mani del Tycoon. Ora, dicono, Trump  agita il pericolo di un conflitto con l’Iran da contrapporre a chi vuole indebolirlo con l’impeachment e punta alla sua rimozione. Ma la decisione di Trump di eliminare una figura così importante come Soleimani – azione definita dalla speaker della Camera Nancy Pelosi «provocatoria e sproporzionata» – ha già creato scompiglio in un Congresso che non è stato avvertito in alcun modo della decisione. Ma l’azzardo destabilizza il Medio Oriente e costringe i governi alleati di Washington a prendere posizione, li mette in imbarazzo. E nel contempo delinea scenari pericolosi per tutto il mondo.

 

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