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“Dignità per i ragazzi del Cem”, pazienti e famiglie in presidio al freddo per l’assistenza

“Ci stanno togliendo tutto”. Così le famiglie che nella mattinata di oggi, venerdì 10 gennaio, si sono ritrovate all’ingresso della sede di Croce Rossa, in via Bernardino Ramazzini 31, per rivendicare il diritto ad una vita tignosa dei propri cari. Disabili con patologie gravi che, come i loro genitori, stanno invecchiando e rischiano di restare senza alcuna alternativa.

Meno operatori sanitari, significa una drastica riduzione dell’assistenza più che necessaria per i 40 pazienti del Cem (Centro Educazione Motoria). Una struttura gestita da Croce rossa e accreditata dalla Regione Lazio. “Non solo abbiamo assistito ad una riduzione degli operatori, ma gli stessi riferiscono di non ricevere lo stipendio da mesi, come si può pensare che possano svolgere il loro lavoro con la serenità che serve in questi casi? – si chiede Maria Cidoni, una delle mamme più battagliere del Cem -. Paghiamo per qualsiasi cosa accorra qui dentro, non possiamo tollerare che ai nostri ragazzi venga meno l’assistenza che gli serve”. Accanto alla protesta di queste famiglie, la consigliera regionale in quota Fratelli d’Italia, Chiara Colosimo: “La situazione è grave ed è per questo che i primi di dicembre ho presentato un’interrogazione per fare luce su questi tagli di personale, ma anche un’audizione in commissione Sanità con tutti gli attori principali in questa vicenda, partendo dall’assessore D’Amato e il direttore di Croce Rossa Roma – spiega Colosimo -. Mi auguro che si trovi una soluzione perché questi ragazzi non possono pagare le conseguenza di scelte altrui”.

“Siamo da sempre disponibili ad ogni forma di dialogo con i genitori delle persone disabili del Cem e da tempo abbiamo un confronto aperto con la Regione per manifestare l’insufficienza strutturale dei fondi previsti per l’assistenza – dice Debora Diodati, presidente Croce Rossa Roma -. Va sottolineato il fatto che siamo stati sempre valutati positivamente da tutte le verifiche ispettive effettuate dalla Asl, che la Regione la Rm3 hanno garantito delle unità operative in più per tre mesi e che per anni abbiamo messo risorse aggiuntive per coprire carenze del budget regionale ma oggi non siamo più in condizioni di sostenerlo, e questi sono fatti”. “Siamo altresì convinti  – conclude Diodati -, che le forme di disabilità gravi e gravissime che assistiamo meriterebbero un maggiore sostegno che possa garantire un’assistenza  individuale. Se questo però non è possibile allora forse il Cem non è il luogo adatto per loro ma va adeguato ad ospitare persone che abbiano forme di disabilità commisurate al tipo di assistenza garantita”.

Strutture come il Cem sono importanti per le famiglie che hanno un disabile con patologie tanto gravi. Non solo dal punto di vista sanitario, ma anche di vita vera e propria, di spese. “Se avessi dovuto tenere mia figlia Barbara a casa non avrei potuto continuare a lavorare – spiega Cidoni -, e non avremmo potuto fare molte cose. Conosco il calvario dei Cargiver, non ci sono aiuti e le famiglie vengono lasciate sole. Senza dimenticare i tema del ‘dopo di no’. Che futuro hanno i nostri figli?”.

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