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| categoria: sanità Lazio

DIETRO I FATTI/ Ci mancava lo scivolone sulle sexy divise per le infermiere….

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Troppo facile. Davvero troppo facile. Il governatore scivola sulle buccia di banana rappresentata dalle nuove divise delle infermiere del Lazio. Ma come è possibile?  Assolviamolo subito. Nicola Zingaretti  ha tante colpe, alcune pesantissime, nella crisi strutturale della sanità regionale. Ma pensiamo che la storia delle divise che fa diventare le infermiere improvvisamente  sexy come delle ballerine da avanspettacolo lui l’abbia scoperta dalle rassegne stampa. Gli si possono attribuire miopie o distrazioni, errori e scelte scellerate in termini di programmazione, di attribuzioni di incarichi. Ma questo no. La polemica è strumentale, chi ha precise, obiettive responsabilità deve essere messo in condizione di non nuocere, ma fermiamoci qua. Che il leader maximo abbia collaboratori modesti non è una novità, se non si riesce a trovare pace su tante piccole e medie emergenze locali è colpa dei colonnelli. Lui deve  mettere la faccia sulla questione delle liste d’attesa, sui Pronto Soccorso, sullo scandalo che sta montando all’orizzonte dell’Ares 118, sulla questione – pare che siamo solo noi a ricordarlo, a ricordare i suoi impegn i presi davanti a tutti, davanti alle telecamere, e poi disattesi – della Fondazione S.Lucia – ma il caso delle sexy-infermiere lanciato dal quotidiano Il Tempo e dai sindacati  puzza di provocazione politica.

Il governatore intende ridicolizzare le infermiere con le nuove divise prodotte con il 60% in cotone e il 40% in poliestere? Queste divise produrrebbero anche irritazioni cutanee su tronco e gambe, ma c’è anche l‘imbarazzo per le scollature vertiginose. Il tutto costerà alla collettività per i prossimi 5 anni ben 77 milioni e 179mila euro” dichiarano, in una nota congiunta, il capogruppo della Lega in Consiglio regionale del Lazio Orlando Angelo Tripodi e i consiglieri del Carroccio Laura Corrotti, Daniele Giannini, Laura Cartaginese e Pasquale Ciacciarelli.

Preso l’avvio non possiamo non parlarne più diffusamente, perché senza andare a pensare che qualcuno abbia guadagnato in queste forniture sballate,  la sciatteria di chi ha deciso, contrattato, acquistato questo materiale destinato all’uso del personale indubbiamente va segnalata e punita. Perché è un uso sbagliato di soldi pubblici in un contesto per di più delicato come quello ospedaliero, e perché è uno scivolone tecnico che ha dei risvolti importanti sul piano politico, visto che si offrono alle opposizioni armi insperate da usare contro il governatore.

Si possono acquistare camici e pantaloni che non possono essere candeggiati, che non sono lavabili a più di 60 gradi, che si rompono e si stringono dopo vari lavaggi e mettono a disagio il personale? Pare sia particolarmente dura per chi deve indossare queste divise dalle 6 alle 12 ore consecutive, senza contare che il 70% del personale sanitario regionale è di sesso femminile, e che questi indumenti  risultano particolarmente aderenti, trasparenti e scollate, tanto da mettere in imbarazzo le infermiere. Quale dirigente del settore privato potrebbe permettersi una performance del genere senza trovarsi alla porta in pochi minuti? Il problema pare sia circoscritto ai dipendenti delle Asl Roma 1, 2, 5 e 6, di Latina-Frosinone-Viterbo-Rieti insieme a quelli delle aziende ospedaliere romane Umberto I, San Giovanni-Addolorata, Sant’Andrea e Tor Vergata, ma questo non alleggerisce il senso della polemica.  A tutto questo si aggiungano una serie di punti interrogativi anche  sulla dotazione della biancheria dei letti di degenza, che non risulta adeguata al fabbisogno dei reparti, tanto che ne restano sprovvisti nel fine settimana, e sulla fornitura delle leggerissime trapuntine invece delle coperte di lana, queste decisamente utili agli anziani. Possiamo fermarci qui, ce n’è abbastanza per far riflettere.  Per la proprietà transitiva nulla impedisce di pensare che questo pressapochismo dei dirigenti non si possa riscontrare anche in altri settori della sanità pubblica regionale. Se poi ci si chiede perché le cose non funzionano…

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