| categoria: editoriale

Governo e opposizione, in mano alle sardine

 

Ci mancavano le dimissioni di Di Maio da leader politico del M5S, con tutto quello che ne può venire per la stabilità del principale partner di governoQuella che nel Partito Democratico hanno già ribattezzato la “tragedia emiliana” inizia lentamente a diffondersi nella maggioranza, coinvolgendo anche il Movimento 5 Stelle. Se in Calabria  il Centrosinistra sa che quasi certamente va incontro a una netta sconfitta di Filippo Callipo a favore di Jole Santelli, man mano che si avvicina l’apertura delle urne crescono timore e preoccupazioni per il risultato dell’Emilia Romagna, l’ultimo baluardo da difendere a tutti i costi. Paradosso dei paradossi Zingaretti rischia di vincere non tanto per la tradizione e per le idee, ma per la forza dell’anti-salvinismo sbandierato dalle Sardine.
Stefano Bonaccini  potrebbe essere ancora avanti anche se di pochissimo rispetto a Lucia Borgonzoni ma il problema è che il numero di indecisi a oggi pare sia ancora molto elevato (qualcuno dice addirittura un quarto degli elettori). Come accade quando si ha troppa paura di perdere si agita già il solito luogo comune pre elettorale: sono solo regionali, il governo non c’entra. Ma i conti si fanno, eccome, dietro le quinte. Se i 5 Stelle dovessero fermarsi sotto il 10% sia in Calabria sia in Emilia Romagna, comunque finisca la sfida per il presidente, si dovrà riequilibrare la compagine dell’esecutivo con un dimagrimento dei pentastellati e un aumento del numero di ministri dem. Ma come la prendebbero i grillini? Ancora, se Bonaccini dovesse perdere di 1-2 punti percentuali e il M5S prendere un 7-8% scatterebbe subito l’accusa a Luigi Di Maio di aver favorito la Lega e Matteo Salvini con la scelta della corsa solitaria. Il malessere in casa cinque stelle è insomma destinato ad aumentare, e visto  che molti senatori e deputati in queste settimane sono usciti proprio per l’alleanza con il Pd e per la presenza giudicata eccessiva di dem nell’esecutivo è facile immaginare cosa potrebbe accadere.

A Zingaretti non resta che sperare nell’effetto sardine, che potrebbe portare voti direttamente a Bonaccini (solo al presidente), riequilibrando così la forza delle liste di Centrodestra. Difficile, invece, che il voto disgiunto sia particolarmente diffuso. Ragionamenti, scenari, previsioni si moltiplicano, poi toccherà agli elettori. Le ultime elezioni regionali hanno dimostrato come i colpi di scena sono dietro l’angolo. In Sardegna i sondaggi e gli exit poll davano un testa a testa, alla fine il Centrodestra ha vinto di dieci punti. In Umbria il Pd sembrava sotto di dieci punti alla vigilia, ha perso di venti. Al Nazareno, insomma, tremano, costretti a sperare nei giovani di Santori e nei grillini che turando il naso voteranno Pd.

 

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