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M5S, MISSION IMPOSSIBLE VOTO. SALE IPOTESI DONNA LEADER

«Noi eravamo post ideologici, siamo e restiamo post ideologici». Nella sua prima uscita da capo politico, a Cesena, Vito Crimi conferma che il post-Di Maio naviga sul filo dell’ortodossia del M5S. La vecchia guardia, di fatto, è tornata alla ribalta nei volti di Crimi e Danilo Toninelli. E si affaccia sulla partita impossibile delle Regionali. Del resto, a decidere di scendere in campo in Emilia-Romagna e Calabria non era stato né Luigi Di Maio né lo erano stati tanti big dei Cinque Stelle. E la testa, nel Movimento, va inevitabilmente già a marzo, a quegli Stati Generali che segneranno il campo da gioco per l’elezione dei nuovi vertici. Nulla, al momento è deciso. Ma se da un lato sembra improbabile l’ipotesi di un «neo-Direttorio» dall’altro sale l’idea di una donna tra i volti in trincea. Con due nomi che circolano su tutti: Paola Taverna e Chiara Appendino. Di Maio, volutamente, ha slegato il suo destino da quello del voto di domenica. Lo ha fatto con un pizzico di cinismo e con il piglio di chi non ha alcuna intenzione di ritirarsi a vita privata. «Luigi tornerà», spiega più di una fonte parlamentare che ha avuto modo di parlare con l’ex capo politico. Ma non sarà facile. Di Maio necessita, innanzitutto, dell’appoggio di Beppe Grillo, per nulla scontato. Tanto che non è passato inosservato il non certo caloroso tweet con cui, a 48 ore di distanza, l’ex comico ha commentato le dimissioni del capo politico. «Per aspera ad astra. Grazie Luigi per come hai gestito la situazione, per quello che hai fatto per il M5S e per quello che continuerai a fare», sono le parole di Grillo. Parole che, allo stesso tempo, lasciano trasparire come anche l’ex comico sia consapevole che l’addio di Di Maio non sia definitivo. Certo, il sostegno di Grillo sarà determinante. Ma occorre vedere, a marzo, quanto sarà determinante nell’universo pentastellato la figura del Garante. Grillo, infatti, potrebbe uscire – come anche il premier Giuseppe Conte e i «riformisti» – ammaccato da un’eventuale sconfitta del Pd alle Regionali. Perché è al Pd che il Garante, da mesi, chiede al suo Movimento di rivolgersi. Parallelamente, una sconfitta dei Dem – assieme alla temuta disfatta dei pentastellati – potrebbe ridare forza all’idea della terza via che Di Maio propugna da tempo. Ed è un’idea che vedrebbe certamente in campo anche Alessandro Di Battista. Resta da vedere come si struttureranno i vertici. Crimi, in queste ore, lavora in contatto con Davide Casaleggio. E, in un’intervista al Corsera, rivendica il suo incarico: «non sono un passacarte, il capo sono io». E c’è chi nel Movimento non esclude neanche che il senatore possa restare capo politico anche dopo marzo, soprattutto se in questi due mesi si giocasse al meglio le sue carte da mediatore. Un altro dei nomi più in ascesa, Stefano Patuanelli, oggi fa un passo indietro. «Non ho alcuna ambizione a fare il capo politico», spiega Patuanelli che si gioca con il collega Alfonso Bonafede il ruolo di capo delegazione nel governo. Di certo il capo politico non sarà un leader assoluto bensì un «primus inter pares», coadiuvato da una squadra in cui resta da vedere se e quale ruolo avrà Di Maio. Un Di Maio che, in queste prime settimane, resterà concentrato sui dossier esteri guardando da lontano le evoluzioni interne al Movimento. La squadra dovrà comunque includere volti più «mediatici» di Crimi anche se il regolamento per l’elezione stessa dei vertici – e/o del capo politico – è tutto da scrivere. E i vertici dovranno accontentare in qualche modo la richiesta di collegialità che arrivano da diverse voci, da Fabio Massimo Castaldo a Nicola Morra. Intanto Crimi assicura che il governo non subirà alcuna influenza dal big bang pentastellato. «Proseguiremo con il nostro cronoprogramma per rilanciare i nostri nuovi temi», spiega il capo politico che, sulle Regionali, è in totale sintonia con Conte: «non ci sarà alcun impatto sul governo».

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