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PENSIONI: 27 PARTE CONFRONTO,MA NODO RIFORMA RESTA SPESA

Partirà in salita il confronto tra Governo e sindacati sulla riforma del sistema previdenziale nel tentativo di trovare un’intesa su un nuovo sistema flessibile per l’accesso alla pensione. Le posizioni sono molto distanti con i sindacati che chiedono di partire dai 62 anni tenendo conto poi del lavoro di cura e dei lavori gravosi aumentando le risorse mentre il Governo punta a trovare un’uscita da Quota 100 (almeno 62 anni e 38 di contributi) che costi meno di questa misura e che sia più equa dato che questa ha favorito soprattutto gli uomini e i dipendenti pubblici ovvero quelli che hanno avuto carriere lavorative continuative. Lunedì comunque ci si dovrebbe limitare a fare l’agenda fissando gli incontri sui quattro temi posti da Cgil, Cisl e Uil nell’incontro di novembre: pensione di garanzia per i giovani, flessibilità in uscita; previdenza complementare e rivalutazione delle pensioni in essere. I sindacati porranno inoltre il tema del part time verticale, degli esodati restanti dopo la riforma Fornero e del fondo integrativo degli esattoriali. All’incontro convocato nella sede del ministero del Lavoro di via Flavia parteciperanno comunque anche rappresentanti del ministero dell’Economia e il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico. Nei primi nove mesi del 2019 solo il 30% di chi è andato in pensione lo ha fatto con la vecchiaia e avendo compiuto 67 anni mentre il 70% lo ha fatto con l’anticipata, anche grazie a Quota 100. Dal 2022, quando sarà esaurita Quota 100, chi non avrà almeno 42 anni e 10 mesi di contributi (o 41 anni e 10 mesi se donna) dovrà aspettare i 67 anni o addirittura i 71 se non ha maturato almeno un assegno pari a 1,5 volte il trattamento minimo. Avranno una via di uscita con tre anni di anticipo solo coloro che avendo il calcolo contributivo hanno comunque maturato un assegno di almeno 2,8 volte il minimo. Il tentativo di ridurre l’età di accesso alla pensione probabilmente sarà legato alla riduzione di questi tetti che obbligano di fatto a rimandare il collocamento a riposo. Al momento appare difficile il passaggio a un sistema di quote rinforzato come quello della cosiddetta Quota 102 con 64 anni di età e 38 di contributi perché i sindacati sostengono che è un numero di anni di contributi troppo alto che escluderebbe gran parte del mondo del lavoro, a partire dalle donne. C’è poi il tema delle pensioni di garanzia per i giovani con la possibile modifica della norma che costringe a rimandare la pensione chi non ha almeno 20 anni di contributi a 67 anni fino al compimento dei 71 anni (requisito che è legato anche agli incrementi della speranza di vita). Quindi per coloro che ora sono giovani la pensione, senza interventi, potrebbe essere un miraggio ben oltre i 70 anni. Il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, riferendosi a Quota 100 ha parlato di «un intervento spot, costoso e limitato nel tempo» e della proposta dei sindacati come ancora «non concreta» precisando successivamente che «sta per cominciare un confronto aperto con le parti sociali». «Fino a oggi – ha detto il numero uno della Uil, Carmelo Barbagallo – si è fatto cassa su pensionati e pensionandi e la legge Fornero ha inserito rigidità enormi nel sistema equiparando tra loro tutti i lavori. Noi riteniamo che si debbano introdurre criteri di flessibilità, senza penalizzazioni ulteriori: separando la previdenza dall’assistenza e individuando i lavori gravosi e usuranti, il sistema previdenziale continuerà ad essere in perfetto equilibrio».

 

 

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