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Sanità privata, rotto il contratto i sindacati partono all’attacco

 

La situazione è difficile, complicata, da quando è saltata la trattativa sul rinnovo della sanità privata la tensione è palpabile. L’Aiop ha chiesto garanzie e ha posto delle clausole per chiudere la partita, i sindacati hanno lasciato il tavolo e dato il via alla mobilitazione generale, alla protesta, bandiere e striscioni agli ingressi delle cliniche degli imprenditori che hanno presentato “proposte irricevibili, da ritirare. La partita è bloccata, e solo uomini di buona volontà e di buon senso possono recuperare un dialogo decente. Per gli imprenditori, appesantiti da un decennio di tagli la questione è vitale. Per salvare i posti di lavoro e una prospettiva di sopravvivenza industriale devono far ottenere alle associazioni datoriali di alcune regioni (tra le quali il Lazio, la Calabria, la Puglia) la applicazione di una clausola che consenta di far slittare la firma finchè le amministrazioni pubbliche non siano in grado di garantire il contributo previsto dalle linee generali dell’accordo. E’ una condicio sine qua non approvata alla unanimità dalla assemblea di Aiop nazionale. Per i sindacati il no è netto, così “ la delegazione datoriale ha espresso una mancanza di fiducia verso il mantenimento degli impegni da parte di alcune regioni, in particolare del Lazio che è appena uscita dal commissariamento ma deve ancora rispettare un piano di rientro. Questo significa voler scaricare sui lavoratori dinamiche che esulano dalle questioni che li riguardano.”
Facciamo un passo indietro.  In sede di Conferenza Stato-Regioni è stato preso l’impegno di aumentare, al momento della conversione del decreto fiscale, il 2 per cento del budget del tetto di spesa per gli acquisti di prestazioni da soggetti privati accreditati, prevedendo un incremento sia delle prestazioni sia delle tariffe. Le regioni, inoltre, si sono impegnate a riconoscere alla sanità accreditata il 50 per cento dei costi del rinnovo contrattuale. Spetta alle singole regioni definire le modalità di erogazione.  Ora i sindacati chiedono che Aiop faccia marcia indietro. I 25mila lavoratori della sanità privata lamentano 13 anni di vacanza contrattuale e  chiedono il riallineamento dei loro stipendi a quelli dei colleghi delle strutture pubbliche. L’assessore alla sanità Alessio D’Amato li ha convocati per oggi 5 febbraio, mentre stiamo andando in stampa. Gli chiederanno di mettersi dalla loro parte e scaricare gli imprenditori. E intanto le prime assemblee sono partite, il 3 febbraio a Villa Betania, il 5 all’ospedale Cristo Re e il 10 all’Icot di Latina (val appena la pena di sottolineare che le tre strutture sono del gruppo Giomi, il cui leader ha guidato la linea dura dell’Aiop. Ma assemblee saranno  in ogni struttura accreditata.  In sostanza l’appello alla ragionevolezza dell’Aiop non viene preso in seria considerazione. Dicono le OOSS, i problemi dei datori di lavoro non ci interessano,  sono fuori dalle intese raggiunte: in realtà appare abbastanza ovvio che in questo momento di particolare crisi gli imprenditori non sono in grado di sopportare ulteriori costi, l’alternativa sono la contrazione delle attività, i licenziamenti, la chiusura delle aziende, l’apertura di un mercato selvaggio e fuori dalle regole. E i lavoratori, in ultima analisi, non possono volere tutto questo.

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