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Coronavirus, la paura di dire la verità può uccidere

Coronavirus, scopriamo improvvisamente di avere il problema in casa, la gente in fondo se lo aspettava. Il primo infetto sul suolo italiano ce lo siamo tenuto  nascosto per il maggior tempo possibile, come se la cortina fumogena, la sordina risolvessero da sole il problema. Poi lo hanno detto, a fatica. Ma subito hanno minimizzato la cosa. Non sapevano che fare, in realtà, come dirlo. E peggio ancora,  non erano d’accordo su chi doveva dirlo. Perché, e deve essere chiaro, in gioco in questa vicenda ci sono tre playmaker diversi,  in questo momento compatibili ma diversi: il ministro della sanità, Leu), il presidente del Consiglio Conte, il capo del Pd con suo fedelissimo assessore regionale alla Sanità, Zingaretti e D’Amato, ciascuno deciso a portare acqua al proprio mulino. Sarà anche un problema sanitario, ma è diventato soprattutto un problema politico.  Ebbene sì, la politica entra anche in questo, il governo ha un atteggiamento, altre istituzioni un altro. Tutti pronti a farsi fotografare accanto alle ricercatrici che hanno identificato il virus, a sbracciarsi, a promettere; ma restii ad essere in prima fila per assumere la responsabilità di dare l’allarme. Con il risultato di fare una gran confusione tra veti incrociati e fughe pilotate di notizie. Tutti noi, pubblico, ci siamo convinti in fretta che sul coronavirus non ce la raccontavano  giusta. Che c’era qualcosa da nascondere.
Vai a capire perchè. Per tutelarci, per impedire il panico? Anche un bambino sa che non c’è modo migliore per far perdere la testa all’opinione pubblica, per mandarla in confusione creando il panico, che tenerle nascosta la verità  facendo filtrare  brandelli di notizie, magari contradditorie. La verità con il contagocce è meno amara? E quando alla fine viene rivelata, crea meno problemi?  La paura di dire la verità può fare male, può uccidere, può mettere in scacco un sistema, può ritardare la messa in sicurezza- Lo abbiamo rimproverato ai cinesi, che hanno tenuta nascosta fin che hanno potuto la gravità del loro problema. Ma non sappiamo fare diversamente. La scorsa settimana, in una giornata a tinte fosche, le notizie si sono inseguite seguendo percorsi tortuosi, contradditori. Mentre una parte dei personaggi in gioco teneva tutto silenziato, il ministero della Salute faceva filtrare delle notizie scatenando i media, con i giornalisti che giravano a vuoto come mosche impazzite, a caccia di “buone” informazioni.  Se poi qualcuno si arrampica sugli specchi ed enfatizza un particolare insignificante o peggio, getta nella mischia una fake news verosimile non va compreso? Perchè i telegiornali, le radio, i programmi televisivi di servizio, le agenzie di stampa e le versioni telematiche dei giornali qualcosa devono pur dire, hanno degli orari, delle dirette da rispettare,  vengono tenuti sotto pressione da direttori ed editori.
Ma le fonti ufficiali , quel pomeriggio, semplicemente non hanno collaborato, tenendo tutti sulla corda, quando sarebbe stato più semplice convocare una grande conferenza stampa e spiegare la verità dei fatti, per raccontare come stavano veramente le cose. E soprattutto chiedere aiuto, tentare di elaborare una strategia informativa comune. Invece il Ministero ha fatto filtrare delle notizie, il classico “negli ambienti di… si dice”, altri soggetti in campo non hanno confermato ne’ smentito, altri non sapendo cosa comunicare sono andati a farfalle, come si dice dei portieri che non riescono ad evitare un gol. E nessuno pensa che gli italiani siano un popolo maturo,che  ne abbiano viste tante, che sappiano far fronte alle emergenze, basta essere chiari. Invece la notizia che il contagiato c’era, tra gli italiani rientrati dalla Cina e confinati alla Cecchignola, è stata  tenuta nascosta fino a sera, quando non era più possibile negare l’evidenza. E anche in questo caso a parlare, dopo un bollettino all’acqua di rose emesso dall’istituto di via Portuense, il centro di tutte le operazioni contro il coronavirus –  sono stati altri, appena più tardi.   Un brutto pasticcio che nasconde probabilmente delle responsabilità. Tutto questo poteva essere tranquillamente evitato, anche se nella notte  si è cercato di gettare acqua sul fuoco. Quell’italiano era giustamente in quarantena, ma ci sono altri suoi compagni nelle stesse condizioni? Non si sa.Quarantotto ore dopo un’ altro dei reclusi della Cecchignola è stato trasportato allo Spallanzani. Contagiato? Certo c he no, solo qual che sintomo, solo per un controllo. Aspettate il bollettino… Questi apprendisti stregoni della politica e della comunicazione sono convinti di sapere sempre come fare. E la giustificazione che agendo diversamente si creerebbe il caos è un comodo alibi. In realtà se c’è una possibile emergenza non è meglio viverla tutti assieme, alla luce del sole? La trasparenza annulla il sospetto. Mentre in un vuoto pneumatico informativo tutto è concesso. Ma non è giusto, così ci fanno solo del male per tutelare chissà che cosa. Non è giusto.

 

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