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Rifiuti, Ama lancia l’allarme: “Se discariche non riaprono 1600 tonnellate al giorno in strada”

Roma verso un weekend di caos raccolta. Fine settimana a rischio con la spazzatura che resterà in buona parte sui marciapiedi. I siti di Roccasecca e Civitavecchia infatti non riapriranno, nel migliore dei casi, prima di martedì


“O la Mad (azienda che gestisce i siti, ndr) sblocca i conferimenti entro oggi o la Regione individua un sito alternativo” tuonano da Ama in una nota diffusa nel pomeriggio. Dal canto suo la Pisana fa sapere di essere in contatto con il privato che ha bloccato lo smaltimento: nella migliore delle ipotesi le due cave potrebbero riaprire a partire da martedì. Intanto però Roma, è quanto dicono dalla Regione, può sfruttare gli accordi in essere con Abruzzo e Marche, aumentando i quantitativi per questi giorni (ha a disposizione 90mila tonnellate per tutto il 2020). Un paracadute che dovrebbe garantire la tenuta del sistema. Ma facciamo un passo indietro. Cosa ha causato l’empasse di queste ore?

Ieri la comunicazione dalla Mad srl dell’imprenditore Valter Lozza ai vari conferitori e alla Regione Lazio: le due discariche di Roccasecca, frazione di Frosinone, e Civitavecchia, chiudono i battenti. Il motivo è complesso e legato a una parallela vicenda giudiziaria che coinvolge Lozza – lo stesso della New Green Roma che sta lavorando al progetto per la discarica di Monte Carnevale – nell’inchiesta Maschera, aperta dalla Dda di Roma nel 2018, con l’accusa di smaltimento illecito di rifiuti.

Di due giorni fa un blitz dei Carabinieri forestali negli uffici della Mad a Roccasecca per l’acquisizione di tutta la documentazione dal 2016 a oggi relativa allo smaltimento dei rifiuti marcati con i cosiddetti “codici a specchio”. Si tratta di una tipologia di scarti urbani che può essere classificata come pericolosa o non pericolosa a seconda del quantitativo di sostanze contenute all’interno. Se dietro i controlli sulla classificazione effettuati dalla Mad ci siano illeciti lo stabiliranno i magistrati. In parallelo però sulla questione tecnica in sè si dibatte da tempo, e si attendono delle linee guida dal Ministero dell’Ambiente alla luce di un’ultima sentenza della Corte di Giustizia europea.

“Ho deciso di bloccare i conferimenti finché non arriveranno le linee guida, che avevo già richiesto a dicembre e che erano state garantite entro gennaio” ha commentato ieri Lozza ai nostri taccuini. Dalla Pisana fanno sapere oggi che il regolamento arriverà martedì sul tavolo delle ditte del Lazio che si occupano di smaltimento. E che proprio in queste ore è partita una richiesta scritta alla Mad di riaprire per quel giorno. Una vicenda tecnico-giudiziaria piuttosto complessa che però ha una conseguenza semplice da capire: a rischio c’è la tenuta del ciclo rifiuti, già fragilissimo, della Capitale.

“L’incertezza riguarda gli impianti di trattamento di proprietà della E.Giovi a Malagrotta e quelli di Csa ed Ecosystem, che nella giornata di ieri hanno comunicato ad Ama l’indisponibilità a trattare circa 1600 tonnellate di rifiuti solidi urbani al giorno” ha spiegato Ama. “Fin dalla serata di mercoledì, non appena ricevuta la comunicazione ufficiale di Mad, Ama ha inviato formale comunicazione alla Regione Lazio, al ministero dell’Ambiente e al Prefetto di Roma, affinchè ponessero in essere tutti gli atti necessari a prevenire l’emergenza imminente”. Ora Ama ha diffidato la Mad a una riapertura immediata delle due cave. Cosa che però non avverrà, nella migliore delle ipotesi, prima di martedì. Una parte di immondizia quindi si accumulerà in strada comunque. Con i consueti strascichi per recuperare sui tempi di raccolta.

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