| categoria: editoriale

La politica va in quarantena

 

Coronavirus detta le regole, come è giusto e ovvio che sia. Solidarietà nazionale, sordina alle polemiche, poche azioni ma condivise. Per tutto il resto c’è tempo. E dunque se non si può dire che la politica, quella fatta da maggioranza e opposizione e da una serie infinita di affari, di polemiche, vada in ferie, la quarantena è assicurata. Urne chiuse fino all’autunno? Ulteriore rinvio del referendum? Pproroga delle giunte regionali, slittamento delle elezioni comunali? Ci sta tutto, così si può raffreddare la maggior parte delle tensioni. E più avanti, come suggeriscono i sondaggi, magari  saranno an che cambiati gli equilibri politici. Conte sta macinando consensi, Salvini è in discesa, chissà. L’ipotesi  di spostare tutto emerge tra le righe di una bozza, tra le misure che il governo sta studiando per rispondere all’emergenza Coronavirus. E coglie di sorpresa i partiti. Prima di prendere una decisione se ne discuterà con maggioranza e opposizione e con le Regioni, precisano da Palazzo Chigi. Mettere in pausa il voto, in un momento in cui la contesa politica è sospesa in nome dell’unità nazionale, non è affatto un tabù. È una misura anti-contagio ed evita di dover chiudere ancora le scuole. Ma avrebbe implicazioni sulla legislatura e le opposizioni lamentano di non essere state ascoltate
La proposta viene dal ministero per i Rapporti con il Parlamento e prevede di rinviare all’autunno – tra il 15 ottobre e il 15 dicembre – il turno elettorale di primavera per i Comuni. Quanto alle Regioni in scadenza a maggio, dalla Liguria alla Puglia, dal Veneto alla Campania, l’idea è prorogare a cinque anni e tre mesi il mandato, consentendo a ciascuna di scegliere se tenere in primavera, come da programma, il voto, o rinviarlo all’autunno. Infine per il referendum per il taglio dei parlamentari, la norma proposta prevede di allungare a 240 giorni il termine per indire la consultazione, il che vorrebbe dire avere tempo fino a fine settembre per convocarlo e al 22 novembre per svolgerlo.
La decisione però potrebbe non arrivare subito, il governo frena possibili nascenti polemiche spiegando che si prenderà ancora qualche giorno per sentire i partiti e le Regioni. Anche considerato che un appuntamento come il referendum costituzionale, se svolto in autunno, avrebbe l’effetto di blindare la legislatura fino all’inizio del 2021. Certo, rinviare la data aprirebbe in teoria una finestra più lunga per andare a votare con 945 parlamentari (dopo il referendum si ridurrebbero a 600) ma in una situazione di emergenza assoluta nessuno evoca scenari di voto ed è impensabile, ragionano fonti parlamentari, che il Quirinale possa avallare l’apertura di una crisi in uno scenario di emergenza senza precedenti. Altrettanto difficile, ragionano le stesse fonti, è che la crisi possa essere aperta in autunno, in sessione di bilancio e con un referendum costituzionale da svolgere. La questione è complicata. Ed è abbastanza chiaro che bisognerà avere qualche indicazione più concreta sulla evoluzione del contagio prima di prendere delle decisioni.

 

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