| categoria: editoriale

Non siamo più abituati a soffrire, ci faremo l’abitudine

 

E’una lotta per la sopravvivenza, gli italiani non sono più abituati a soffrire ma ci dovranno fare l’abitudine in fretta. Lasciamo da parte i pistolotti degli esperti, dei sociologi, degli psichiatri, qui viene in soccorso il buon senso comune che si sposa con la grandissima capacità di adattamento della popolazione. Basta dare dei segnali giusti, degli obiettivi, delle prospettive. Non si può sapere quando tutto questo finirà, si può supporre ragionevolmente che finirà e che ci lascerà a pezzi. Quello di cui la gente ha bisogno è sapere che per ciascuno dei problemi che si troverà a risolvere ci sarà un paracadute, una soluzione. Che sarà coperta sul piano economico, sociale, finanziario, occupazionale. Che un entità superiore, lo Stato si occuperà di tutto. Storicamente alle ricostruzioni dopo le grandi crisi ci ha pensato l’Iri, serve qualcosa del genere, serve una strategia, ma che va spiegata in dettaglio, passo passo, senza balbettii né dietro-front. Senza equivoci e con degli impegni diretti presi da facce e nomi, non da sigle sconosciute. E’ possibile? Forse. Ma è l’unica via d’uscita che ci resta. Con l’orgoglio nazionale, con l’Inno di Mameli cantato a squarciagola si fa retorica e ci si scalda il cuore. Ma  chiuse le finestre i problemi restano. Se dobbiamo stringere i denti qualcuno ci deve dire perché e darci la garanzia che alla fine della fiera avremo una prospettiva di vita. Magari migliore della precedente.

I media possono dare una mano in questo senso? Certo che possono, se vogliono. Un accordo, un gentlemen agreement con il governo potrebbe portare ad una informazione più di servizio che di spettacolo. Forse farci sentire in guerra e bombardarci di notiziari e di immagini raccapriccianti e cupe può fare più male che bene. Spaventare il pubblico, la gente, non fa bene e può portare ad un disastroso effetto boomerang. Ma chi comanda davvero, chi è in grado di gestire la situazione in questo modo? L’impressione che chi ci governa non sia all’altezza, nonostante i sondaggi, è forte.

 

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