| categoria: editoriale, Roma e Lazio

EDITORIALE/ Ci mancavano i pazienti rom positivi. E ora che succede?

Lo avevamo raccontato la scorsa settimana, nella capitale c’è’ una popolazione “abusiva” che sfugge ad ogni controllo e codifica, una umanità dolente che vive ai margini. Si tratta di quelli che chiamiamo gli ‘invisibili’, comprendendo tra essi  sbandati di ogni tipo, senza tetto, homeless, rom e similari.Parliamo di decine di migliaia di persone, che vivono un po’ dovunque in stato di assoluta precarietà e in condizioni proibitive sul piano igienico.  Qualcuno ha pensato di dare loro un’occhiata seria in occasione di questa emergenza del Coronavirus?  Il Comune ha poche armi e poche risorse, ma soprattutto ha poche idee in testa quando serve una strategia precisa. Basta la Caritas? L’organizzazione umanitaria può fornire qualche piatto caldo e qualche posto letto, nulla di più.
Puo’ far sorridere l’idea di multare i senza tetto perche’ non se ne stanno a casa – si è arrivati a giocare anche su questo – ma non risulta che gli uomini del comandante Di Maggio abbiano mai  sistematicamente – men che meno in questi giorni – intercettato le formichine rom che sfidando tutto e tutti continuano imperterriti a frugare nel marciume dei cassonetti dell’immondizia trascinando luridi carrelli.Igiene zero, questo è ovvio, altro che mani lavate. E questo solleva una questione che dà un fastidio enorme a tutti: al cittadino che tarda a rientrare con il cane, che fa una corsa sotto casa o non si affretta troppo per rientrare con la spesa dopo aver fatto la coda al supermercato con mascherina e guanti di gomma mantenendo la distanza di sicurezza da altri minacciano l’ammenda, pretendono documenti e questo moderno salvacondotto, ma  al rom portatore sicuro di germi neanche un controllino? Sono queste le regole?  Come possiamo sentirci rassicurati da uno stato che si comporta in questo modo?
Adesso i giornali scrivono  che alcuni rom sono positivi, che qualcuno è passato (ricoverato?) per lo Spallanzani (che smentisce di avere pazienti di etnia rom).   Vengono dalle case popolari del Quarticciolo o dal campo rom di via Salviati? O da quello della Magliana? Magari appartengono al nucleo di sfollati appena parcheggiati al centro della Croce Rossa di via Ramazzini? Da un altro delle decine di campi abusivi sparsi per la capitale?  La questione non cambia, il Campidoglio ammette di non essere in grado di gestire la situazione. Davanti a un gruppo di soggetti positivi scatta subito la corsa a rintracciare altri eventuali contagiati.  Come faranno in questo caso a rintracciare altri potenziali untori? Qualcuno ha mai pensato seriamente come sia complicato mettere in quarantena un campo rom?
Il problema c’è. Ma andava posto prima, e si è preferito far finta di non capire che gli insediamenti rom ( o similari) sono delle bombe ad orologeria pronte ad esplodere. Soprattutto dal punto di vista sanitario. Di chi e’ la colpa della sottovalutazione del problema, di chi la responsabilita’?  Nessuna valutazione politica,  e non provate a tirare in ballo teorie razziste; pieno rispetto per tutti, ci mancherebbe. I rom fanno il loro mestiere, quello di vivere ai margini sfuggendo ad ogni regola. Ma quando serve corrono a chiedere aiuto e copertura. E’ giusto accoglierli, ma e’ anche doveroso pretendere il controllo. Siamo tutti spaventati, in questo momento. Ma abbiamo finto che gli ‘invisibili’ non esistessero.

 

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