Nato a Voghera, scrittore prolifico, ha raccontato l’Italia e gli italiani con una prospettiva e una visuale anticonformista. Storico collaboratore dell’Espresso e di Repubblica, fu tra i protagonisti del gruppo 63, movimento letterario di neoavanguardia formato da giovani intellettuali critici nei confronti delle opere letterarie ancora legate a modelli tradizionali degli anni ’50. Uomo dalla personalità eccentrica, colto, fu cronista della realtà sociale e culturale degli anni ’60 e ’70 ma di tutta la seconda meta’ del ‘900.

Nato a Voghera il 22 gennaio 1930, Nino Alberto Arbasino si laureò in Giurisprudenza, specializzandosi poi in Diritto internazionale all’Università di Milano. Si fece conoscere con alcuni scritti pubblicati su riviste di rilievo come ‘L’illustrazione italiana’, ‘Officina’ e ‘Paragone’.

Esordì come scrittore nel 1957, anno in cui si trasferì a Roma, ed ebbe come editor Italo Calvino. I suoi primi racconti, pubblicati su riviste, furono raccolti in ‘Le piccole vacanze, del 1957, e ‘L’Anonimo lombardo’, 1959. Arbasino raccontava la provincia italiana del dopoguerra, chiusa in un mondo ristretto. Tra le opere maggiori c’e’ ‘Fratelli d’Italia’, romanzo del 1963 che attraverso le vicende estive di due giovani omosessuali in giro per l’Italia e l’Europa raccontava l’ambiente culturale del Paese degli anni ’60.

Nel 1965 Arbasino decise di abbandonare la carriera universitaria per dedicarsi a tempo pieno alla scrittura. Nel 1967 iniziò a collaborare con ‘Il Corriere della Sera’, dal 1976 con ‘La Repubblica’. Tra i primi lavori ci sono anche reportage per il settimanale ‘Il Mondo’, scritti da Parigi e da Londra. Si considerava uno scrittore espressionista, e considerava ‘Super Eliogabalo’, pubblicato nel 1969, il suo libro più surrealista ed espressionista.

Tra il 1983 e il 1987 fu deputato come indipendente per il Partito Repubblicano Italiano. E’ del 1994 ‘Mekong’, un ritratto impietoso della società italiana del secondo ‘900. Era un grande estimatore di Carlo Emilio Gadda. E’ considerato erede della tradizione illuministica lombarda che aveva i padri nobili in Carlo Dossi e Gadda. Arbasino fu anche critico teatrale e musicale e autore di libri di viaggio.