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Qualcuno ha sulla coscienza tutti quei morti

Dobbiamo ammetterlo, noi italiani siamo malati di retorica, siamo pronti ad infiammarci, ad esaltarci, a rispondere ai proclami del tribuno di turno. Ci commoviamo per l’inno nazionale, per la bandiera, per la nazionale di calcio. E adesso ci commuoviamo per l’impegno, per l’eroismo, per il sacrificio di medici e infermieri nella lotta contro il Coronavirus. In fin dei conti è meglio così.  Non siamo freddi come altri popoli. Oggi siamo coinvolti in questa avventura collettiva, in questa lotta contro il male, la paura atavica del contagio aiuta molto. Non siamo disciplinati, non siamo convinti, non siamo ligi alle regole, ma ci rendiamo conto che un atteggiamento prudente è più conveniente. Non siamo freddi e in questo momento non siamo nemmeno troppo lucidi. Assorbiamo senza tanto riflettere ore e ore di spiegazioni, di dibattiti, di analisi, di previsioni. Cerchiamo di capire e nessuno spiega fino in fondo le cose. L’unica risposta che ci interessa veramente è quella relativa alla domanda: quando finirà questo incubo? Intanto ci arrangiamo e ci facciamo piacere tutto. Solo quando vedremo una nuova alba di vita ci chiederemo se tutti questi morti e quelli che verranno si potevano evitare, ci chiederemo se e chi ha sbagliato. E perché.

Oggi sono interrogativi che si rincorrono sfumati sullo sfondo del palcoscenico mediatico, c’è paura di  insistere troppo, non possiamo permetterci di crocefiggere il governo, di mandare a casa Giuseppe Conte e i suoi improponibili ministri. Impensabile creare una crisi politica in questo momento. Ma quel che è certo è che questo disastro dei responsabili li ha e che qualcuno quei morti li porta sulla coscienza. La cattiva politica ha rovinato il paese in questi anni e la assenza di una leadership illuminata e di una classe dirigente all’altezza del compito  ha messo l’Italia nella condizione di fragilità che oggi ci raccontano i media. Abbiamo  svenduto il nostro know how, le nostre aziende all’estero, abbiamo trascurato la formazione e la sanità. Errori pesanti che ci si ritorcono contro.
E’ accaduto che alla incapacità del vertice di capire e poi di gestire l’emergenza si sono accompagnati errori in serie, sono prevalse scelte ideologicamente forzate ma prive di buon senso, si è badato più al consenso che al risultato e alla fine ci si è resi drammaticamente conto che non aver investito su scuola e formazione ci ha privato di una classe dirigente di ricambio e di tante intelligenze fuggite ad arricchire la ricerca e la cultura di altri paese. Infine una politica dissennata ci ha consegnato un sistema sanitario fragile,  stanco, precario, incapace di affrontare qualsiasi tipo di emergenza. Come si è visto. Possibile che nessuno abbia pensato alla prospettiva di dover affrontare pandemie di questo genere visto che gli scienziati lanciavano segnali d’allarme? Possibile che non si sia pensato di adattare il sistema alle esigenze di salute del terzo millennio, segnato da ictus, patologie neurologiche, infarti,  per i quali servono migliaia di posti letto in terapia intensiva e potenti strutture sanitarie fortemente specializzate?
Le necessità che oggi vengono agitare in questa drammatica emergenza c ‘erano anche prima, ma sono state nascoste sotto il tappeto. Sulla sanità sono stati fatti tagli feroci, dissennati, è stata umiliata la sanità privata come se esistessero ancora i “padroni” che pensano solo al profitto; non ci si è preoccupati dell’impoverimento del personale medico e paramedico. Parole al vento, per anni abbiamo letto gli allarmi di chi diceva che sarebbero stati necessari a breve trenta, quarantamila medici,  adesso sbattiamo la testa al muro. Qualcuno obiettivamente ha sulla coscienza tutti quei morti.  Chi non sa che pesci pigliare oggi e chi soltanto ieri o l’altro ieri non ha saputo o voluto fare le scelte necessarie per il paese.

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