| categoria: Roma e Lazio

IN PRIMO PIANO/ Disabili, l’emergenza è doppia

Coronavirus, il Campidoglio non riesce a proteggere i suoi cittadini più fragili- Non c’è solo il Covid-19 . Si blocca la città e si bloccano anche i servizi che consentono alla fetta più debole della popolazione di sopravvivere. Portatori di handicap, anziani non autosufficienti, pazienti affetti da malattie neurodegenerative,  l’assistenza domiciliare non regge la situazione,  i familiari si assumono il faticoso ruolo di caregivers ma alla fine scoppiano. Il Comune annaspa. Qualcuno può fare qualcosa?

Di Paolo Dordit

 

A rischio di sembrare impopolari bisogna dirlo, non c’è solo il Coronavirus da fronteggiare. E’ una emergenza totalizzante, certo, ma ci sono emergenze quotidiane stratificate che non possono essere improvvisamente accantonate come se non  esistessero più.  Si soffre e si muore anche per altri motivi giorno dopo giorno senza che scatti la gara di solidarietà che oggi fa cadere a pioggia milioni di finanziamenti a Spallanzani e altri centri di ricerca. Che peraltro fanno – bene – il loro dovere. C’è una realtà sommersa che con la metà di quei finanziamenti potrebbe sopravvivere in condizioni migliori e  godere di una migliore qualità della vita. Ma nessuno raccoglie fondi in questa direzione, ci deve pensare (ed è in grado di farlo con molta, troppa approssimazione) la pubblica amministrazione con le sue risorse normali. Coronavirus ha sconvolto la vita di tutti e ha  ha spazzato via e scardinato un sistema che pur con molte difficoltà reggeva.In mezzo ci sono decine di migliaia di persone soltanto nella capitale. Una platea importante. Portatori di handicap, disabili psichici, soggetti autistici, anziani non autosufficienti, pazienti affetti da malattie neurodegenerative,  immunodepressi. L’emergenza è doppia in questo momento pervhè Covid.-19 drena ogni possibile risorsa, catalizza l’attenzione, la monopolizza,  asciuga tutto quel che c’è intorno. Il risultato è il caos, e l’assistenza domiciliare non regge la situazione,  i familiari si assumono oltre ogni ragionevole misura  il faticoso ruolo di caregivers ma alla fine scoppiano. Chiusi i  punti di riferimento che garantivano collegamenti, volatilizzate colf e badanti, rarefatti gli interventi di terapisti, infermieri e assistenti di qualsiasi tipo, con una città deserta che ha stoppato tutti i servizi per le famiglie, o peggio per gli individui soli e in difficoltà,  la questione si fa seria, in qualche caso insopportabile. Lo è per i soggetti affetti da grave disabilità, quella che richiede assistenza continua: i familiari vivono in queste settimane in perfetta solitudine. Se per una falla nel sistema l’operatore si ammala e non viene sostituito sono dolori. Essere appesi alle associazioni di volontariato, alla solidarietà degli altri riempie il cuore ma non dà sicurezza. La precarietà vale anche per i disabili non gravi: la perdita di socialità, la  chiusura dei centri diurni, delle scuole, lo stravolgimento di quella routine che dava sicurezza, tutto questo rappresenta un cambiamento difficile da interiorizzare e manda i soggetti in confusione.
In tempi normali la rete di controllo e di assistenza, pur a maglie larghissime, qualcosa riesce a garantire. Ma oggi ogni equilibrio sembra saltato. E’ un problema di attenzione, prima di tutto, e poi di uomini e strutture. Il Comune conosce con precisione la mappa di questo disagio? E’ in grado di mettere le bandierine sui punti di maggiore criticità e organizzare attorno ai medesimi una rete di emergenza? Ci sono i servizi socio-sanitari, certo, si possono incrociare dati di diversa provenienza e isolare i soggetti a maggiore rischio. Anziani in difficoltà, Alzheimer, demenza senile, esiti di Ictus, Parkinson  e Sclerosi multipla; è ancora soggetti in carico ai centri di igiene mentale e similari o ai Sert. Disabili gravi con genitori in età avanzata, famiglie a rischio nelle quali disgraziatamente si incrociano diverse delle tipologie sopra elencate. Un lavoraccio. Ma chi ha tempo ed è in grado di farlo? Se non ci sono segnalazioni precise e documentate questa ipotetica mappa avrà sempre delle falle considerevoli. Servirebbero nuove professionalità, personale, uffici, segreterie. E invece a gestire la sofferenza di questo mondo sommerso c’è un pugno di persone.. Il C omune annaspa. C’è chi può fare qualcosa?

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