| categoria: Roma e Lazio

FOCUS/ 2 – Pasqua e dintorni, turismo azzerato nella Tuscia

 

Di WANDA CHERUBINI

VITERBO – Il Coronavirus ha azzerato il turismo ed anche la Tuscia sta pagando lo scotto. Dopo aver azzerato il marzo del turismo, il coronavirus cancella anche il mese di aprile, vacanze di Pasqua e ponti di primavera inclusi, per un totale di 10,5 milioni di viaggiatori svaniti e di 3,3 miliardi di consumi turistici perduti. La stima è stata fatta da Cst Firenze per Assoturismo Confesercenti. “Purtroppo, lo stop improvviso ha messo in ginocchio il comparto, colpendo direttamente tutte le attività della ricettività e dei servizi turistici”- commenta Vittorio Messina, presidente nazionale di Assoturismo. Si fermano gli alberghi, i B&B, i villaggi turistici e i camping; gli stabilimenti balneari valutano di rinunciare ai preparativi d’inizio stagione. Crisi anche per i pubblici esercizi ed i ristoranti, solo parzialmente alleviata e in una minoranza dei casi dalla vendita a domicilio, che il più delle volte vuol dire passare per le piattaforme delle grandi multinazionali e subire una ulteriore riduzione dei margini. “Finora il governo non ha fatto abbastanza per alleviare la crisi del turismo- conclude Messina – Soprattutto, è necessaria una iniezione di liquidità consistente: ci avviamo a perdere tutta la stagione primaverile ed anche quella estiva non promette bene. Difficile che la ripresa arrivi prima del prossimo anno: senza un aiuto, le imprese turistiche salteranno come birilli”.
La situazione nel Viterbese non va di certo meglio, come sottolinea il presidente della Confesercenti di Viterbo, Vincenzo Peparello: “Anche nella Tuscia come avevamo già detto in passato rispetto al monitoraggio effettuato tra le aziende dell’intero compatto turistico ricettivo e complementare, il mese di marzo è stato azzerato dall’emergenza covid 19. Tra l’altro il mese è stato caratterizzato dalla quasi totalità delle disdette, delle prenotazioni, nelle strutture ricettive alberghiere ed extralberghiere e presso agenzie e tour operator. Quelle poche che si sono salvate sono state posticipate a luglio ad agosto ed alcune anche in autonno ma sempre con il benificio del dubbio covid 19 permettendo. Questo ha comportato anche il quasi azzeramento delle assunzioni dei lavorati stagionali che nella nostra provincia sono qualche migliaio di unità. Senza considerare che marzo, coincidendo con l’apertura della stagione primaverile, feste pasquali e ponti compresi era anche il mese delle prenotazioni soprattutto per le località marine e lacuali verso strutture stagionali alberghiere ed extra- alberghiere. Un aggravante per la nostra provincia è rappresentato dalle presenze straniere soprattutto nel comprensorio del lago e la cittadina di Bolsena con la più alta concentrazione di posti letti in strutture ricettive alberghiere ed extra- alberghiere. Tedeschi, olandesi, inglesi ed altre nazionalità: l’asticella delle presenze sarà vicino lo zero; da tenere presente che le presenze degli stranieri nel periodo della stagione turistica rappresenta circa l’80%. Se si recupererà qualcosa in stagione avanzata sarà l’arrivo di turisti italiani, di breve percorrenza e con una presunta permanenza minore rispetto al passato. La stagione primaverile rappresentava già una parte importante dell’intero anno per circa il 30% del fatturato. Va sottolineato che nel settore dell’accoglienza turistica non ci sono saldi e quello che si perde non si recupererà più in termini di fatturato, con la consapevolezza che anche la clientela più affezionata e fedele se salta una stagione non è scontato che poi ritornerà. Le nostre imprese- continua Peparello- sono consapevoli ed hanno le idee chiare su come rinvestire sul settore riposizionando ed adeguando le strutture alla nuova domanda e alle nuove offerte che non potranno più essere quelle tradizionali e puntando su un turismo di grandi numeri”. Secondo Peparello, per il dopo Coronavirus sarà importante proporre offerte dove prevalgono fattore ambiente, salute, qualità della vita, spazi, prodotti e specializzazione per target di clientela disposta a spendere di più, ma più attenta alla qualità, alla sicurezza sia dei luoghi che quella alimentare. “La destagionalizzazione, alla quale si stava già lavorando nel passato sarà quasi naturale – precisa Peparello – I turisti nei prossimi anni saranno maggiormente individuali, coppie, famiglie e piccoli gruppi che si muoveranno dietro offerta prodotto più specializzati ed esperenziali. Dobbiamo ripensare per i prossimi anni ad un turismo interno domestico. Importante diventeranno le offerte che provengono da attività sempre più a contatto con la natura e ambienti salubri. In questo periodo nella nostra provincia la quasi totalità delle strutture ricettive alberghiere extralberghiere complementari compresi stabilimenti balneari sono chiusi non perché imposto dal decreto Covid 19, secondo il quale potrebbero stare aperti, ma per mancanza di clientela e la riapertura a data da destinarsi anche per tutto il comparto dei pubblici esercizi rende la situazione ancora più drammatica. Due strutture su cinque da una nostra indagine mette in dubbio la riapertura anche per la stagione. In questo momento emergenziale ricopre fondamentale importanza – conclude Peparello – l’intervento dello Stato, della Regione, degli enti locali. Interventi come più volte richiesto inseriti nei DPCM che prevedono disponibilità di risorse importanti per ridare liquidità alle imprese con il superamento del limite del deminimis e copertura delle garanzie al 100%”.

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