| categoria: editoriale

Un paese sotto tutela

 Ci pensa Vittorio Colao a tirarci fuori dai guai, a far ripartire il paese? E’ uno dei manager italiani più stimati al mondo. Corteggiatissimo dopo dieci anni passato al vertice di Vodafone, classe ’61 di Brescia, il premier Conte lo ha chiamato a guidare  la task force di alto livello al quale sarà affidata la ‘ripartenza’ dell’Italia dalla crisi del coronavirus. Nel gruppo giuristi, economisti ed esperti – con molte donne – incaricato di studiare le ricette per uscire dalla crisi, “modelli più innovativi che tengano conto della qualità della vita”, per dirle con le parole del premier Giuseppe Conte. Tutti esperti, espertissimi in qualche materia, pronti a dibattere, a ragionare. Manca qualcuno? Si, gli imprenditori, quelli che sanno come si gestisce una impresa, una crisi, quelli che rischiano in proprio e che quindi sono abituati a cercare soluzioni pratiche e operative.  Chi ha consigliato il premier? Non si sa. Ma sociologi, psichiatri e psicologi, docenti di economia dell’innovazione, baroni universitari hanno mai rischiato del denaro proprio in una impresa, conoscono le regole dei mercati esteri e della concorrenza? Non quella studiata sui testi universitari, per intenderci.  E la task force per il coronavirus? Quanti pasticci ha provocato con tutte quelle teste coronate della sanità, capaci di accapigliarsi sul virus ma non di capire come va gestita la sanità italiana. Colpa loro se siamo ancora nei guai e abbiamo avuto tutti questi morti? Certe mosse non andavano fatte per tempo? Chi ha barato e chi ci ha imbrogliato? Non si riesce a capire in base a quali criteri il premier Conte faccia le sue scelte, chi lo consigli davvero. Siamo andati a sbattere contro lo scandalo delle mascherine e Palazzo Chigi si è inventato un commissario straordinario incaricato di mettere in piedi un sistema che produca mascherine e  sistemi di protezione in fretta. Arcuri chi? Il commissario al Coronvirus? In sostanza le mascherine ancora non ci sono, di dispositivi non ce ne sono abbastanza, stanno arrivando i respiratori, siamo sommersi di promesse e di aiuti, ma per mettere in piedi posti letto di terapia intensiva ci sono voluti migliaia di morti,. Oggi la situazione è stabilizzata, i posti in terapia intensiva avanzano, anche se un altro commissario sta completando a  tempo di record un  reparto di alta sicurezza e di assoluto isolamento allo Spallan zan i. ma  il sistema va gestito riorganizzato. Bisogna mettere  in piedi un’altra sanità, mettere d’accordo le regioni che vanno per conto loro, rifondale la sanità territoriale, oggi ci sono praticamente solo reparti Covid-19? E il resto? Non muove più nessuno di infarto, non c’è più un ictus da gestire in emergenza? Ecco l’ennesimo commissario con pieni poteri. E’ il direttore generale in uscita della sanità veneta, nonché presidente dell’Aifa. Conte gli ha affidato la direzione dell’Agenas, l’agenzia governativa che controlla l’insieme delle sanità regionali. Andiamo avanti così. Dimenticavamo, c’è anche una task force contro le fake news in tema di coronavirus, affidata ad un guppo di esperti. Unica consolazione. Tutti questi personaggi prendono solo rimborsi, costano poco, insomma. Ma salveranno il paese?

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