| categoria: sanità Lazio

ASL ROMA4/ Salute mentale, come garantire l’assistenza nell’emergenza Coronavirus

L’INTERVISTA – Parla la dr.ssa Carola Celozzi,  direttore del dipartimento di Salute Mentale

Di Elena Padovan

DOTT. CAROLA CELOZZI

La dottoressa Carola Celozzi è il direttore del dipartimento di Salute Mentale della ASL Roma 4. Il compito del dipartimento riguarda la prevenzione, la cura e la riabilitazione dei pazienti con disturbo psichico, soprattutto di quelli affetti da disturbo psichico grave. A tal fine, il dipartimento è tenuto a definire i progetti e le azioni per una buona pratica clinica nella presa in carico dei pazienti in tutte le fasi del decorso clinico, compresi gli esordi e le  fasi acute,  in una prospettiva costante di  abilitazione e riabilitazione delle capacità cognitivo-emotive perdute o non sviluppate. In ognuna di queste fasi viene offerta un’attenzione particolare alle famiglie degli utenti affetti da disturbi importanti. L’emergenza Coronavirus ha portato necessariamente a tarare il suo intervento su linee operative più complesse. Ne parliamo con la dr.ssa Celozzi

Partiamo dalla normalità del servizio, dalla routine…

In generale si punta ad azioni e interventi qualificati basati sull’evidence based medicine e per questo un posto importante viene riservato alla formazione degli operatori. Dato che il disturbo psichico viene riconosciuto come fondato sul modello di vulnerabilità- stress correlato alle esperienze relazionali e ambientali, l’impostazione del nostro DSM verte su un lavoro clinico qualificato, inclusivo di interventi riabilitativi in senso sociale e cognitivo-emotivo. Ciò rende fondamentale la collaborazione e l’integrazione con tutti gli enti del territorio, comprese le rappresentanze  del volontariato, e con le principali  realtà universitarie di riferimento . Diciamo che si tende a partecipare a largo raggio alla promozione della salute mentale sul territorio di competenza.

Come è strutturato il suo Dipartimento?

Il DSM della ASL ROMA 4 è articolato sulle attività dei seguenti servizi:- UOC SPDC Ospedale San Paolo; si tratta del reparto per ricoveri ospedalieri in situazioni critiche non gestibili sul territorio o necessitanti di Trattamento Sanitario Obbligatorio;  UOC Coordinamento CCSSMM articolata a sua volta  in: UOS 1 – CSM Civitavecchia e CSM Ladispoli; UOS 2 – CSM Bracciano e CSM Morlupo; UOSD Residenzialità e semi-residenzialità comprendente la Comunità terapeutico-riabilitativa Il Melograno e le articolazioni per la riabilitazione (Centri Diurni Riabilitativi di Civitavecchia, Ladispoli, Bracciano e Campagnano); UOSD Esordi; UOSD  Epidemiologia e Promozione della salute mentale; Area psicologico-psichiatrica Istituti Penitenziari Civitavecchia

Quali sono i punti di forza?

Senza dubbio la collaborazione stretta e fattiva tra tutte le categorie di operatori attraverso un lavoro di équipe sottoposto a costante monitoraggio e revisione.  Poi, hanno  una grande importanza le aperture verso collaborazioni “esterne” come ad esempio la cooperazione con enti pubblici e privati per l’attuazione di tirocini  professionali terapeutici e la collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio per la realizzazione di “convivenze protette” cioè  di case di accoglienza per pazienti fragili e con difficoltà abitative e/o ambientali.  In strutturazione, invece, è un progetto di prevenzione del disagio psichico  nelle scuole del distretto 1, in integrazione con associazioni sportive e culturali della città di Civitavecchia. Infine, abbiamo una collaborazione attiva con l’Università di Tor Vergata per la riabilitazione cognitiva di pazienti in fase non ancora avanzata di malattia attraverso l’ausilio di tirocinanti universitari della categoria dei tecnici della riabilitazione psichiatrica, messi a disposizione dall’Ente universitario.

Veniamo al Covid. Come è gestito il lavoro durante questa emergenza?

Siamo stati recentemente confortati dalle linee guida presentate da alcune delle principali società scientifiche italiane quali la SIP e la SIEP ma, in realtà, come dirigenti del DSM ci eravamo attivati già agli albori dell’emergenza attraverso la definizione di procedure e indicazioni per fronteggiare la diffusione del contagio da SARS-Covid2 in tutti i servizi dipartimentali, garantendo, al contempo, un sostegno e una continuità assistenziale all’utenza. Per far ciò siamo ricorsi a modalità di contatto ” a distanza” e, laddove necessario, “in presenza”  attraverso prestazioni ambulatoriali e domiciliari , pur con i rischi di interventi clinico-assistenziali in caso di alterazioni comportamentali gravi.  Inoltre, abbiamo collaborato a varie iniziative dell’ASL, come ad esempio il progetto “Vicino a voi..insieme”. In integrazione con tale progetto abbiamo elaborato un percorso specifico di sostegno alla popolazione in isolamento forzato, dal titolo “Via dalla Paura”. Anche in carcere l’area della salute mentale ha offerto un contributo importante nel contenere pericolosi sviluppi da reazioni di paura e di intolleranza alle restrizioni imposte dall’emergenza. Attraverso azioni congiunte con l’AP e con l’area sanitaria abbiamo fornito ai detenuti informazioni precise e strutturate sulle misure da tenere, sul significato di esse e sulle modalità di gestire l’angoscia.

Come giudica l’operato della sua ASL in questo periodo?

Posso garantire che il sostegno della Direzione strategica della nostra ASL non è mai mancato. Ogni nostra richiesta è stata accolta senza tentennamenti dal Dott. Quintavalle e dalle direzioni sanitaria e amministrativa. Per consentire gli interventi on line ci sono stati consegnati gli smartphone necessari, così come gli account per i nuovi progetti. Inoltre, ci è stato riconosciuto il diritto ad ottenere, non appena disponibili, tutti i presidi di protezione necessari ad affrontare questa emergenza. Nonostante le difficoltà di ogni giorno non ci siamo mai sentiti soli.

Cosa si augura per il futuro?

Oltre ad augurarmi come tutti che questa emergenza termini il più presto possibile, spero che si riescano a definire dei percorsi di sicurezza per i pazienti covid con disturbi psichici gravi e che gli operatori della salute mentale vengano considerati sotto tutti gli aspetti, anche quelli economici, alla stregua di altri operatori di prima linea. Inoltre mi auguro che i servizi per la salute mentale, intesi non solo come DSM, siano in grado di accompagnare il maggior numero possibile di pazienti, con  delicatezza e  fermezza , verso l’uscita da un difficile  periodo in cui l’ansia e il timore uniscono in modo molto democratico persone e ruoli.

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